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Accertamento della titolarità del credito ceduto in caso di fallimento del cedente? E’ competente il giudice ordinario

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 27700 del 2023, ha chiarito che la controversia tra debitore ceduto, curatela del fallimento del creditore cedente e terzo cessionario, in cui il debitore chieda una pronuncia diretta a stabilire quale sia, tra il cessionario e il cedente fallito, l’effettivo titolare del credito non rientra fra le controversie da trattare con lo speciale rito previsto per l’accertamento del passivo.

Nel caso in esame, in tema di contratto di appalto, una società appaltatrice, dopo aver eseguito i lavori nei confronti della società committente, cedeva il proprio credito a tre distinti istituti di credito. A seguito di ciò, nelle more la società appaltatrice veniva dichiarata fallita.

Con atto di citazione, la committente chiedeva al Tribunale di Rovigo di accertare il titolare del credito cui effettuare il pagamento dovuto, facendo valere altresì in compensazione un controcredito sorto per vizi e difformità dei lavori ex art. 1667 c.c., dal momento che sia il Fallimento della cedente che le cessionarie avevano avanzato diverse richieste di pagamento.

Il Fallimento eccepiva l’incompetenza ai sensi dell’art. 24 della L. Fall. e l’inammissibilità della domanda avente ad oggetto il controcredito per vizi, in quanto da proporsi in sede di verifica dello stato passivo.

Le cessionarie convenute, da parte loro, chiedevano il rigetto delle pretese fondate sugli asseriti vizi delle opere e l’accertamento dell’avvenuta cessione del credito, con condanna della ceduta al pagamento del corrispondente debito a loro favore.

Il Tribunale di Rovigo rigettava le eccezioni formulate dal Fallimento, dichiarando inammissibile la domanda di revoca delle cessioni di credito L. Fall., ex art. 67 in quanto tardiva, e accertava la validità e l’efficacia delle cessioni fatte dalla società appaltatrice, riconoscendo in favore delle banche cessionarie il pagamento di quanto dovuto dalla committente.

Il Fallimento proponeva appello dinanzi alla Corte di Appello di Venezia.

La Corte di Appello di Venezia, con sentenza n. 2394/2019, dichiarava inammissibile il gravame per le seguenti ragioni:

  1. la cessione dei crediti alle banche si era perfezionata circa un anno prima del fallimento, con tempestiva notifica al debitore ceduto e l’azione revocatoria fallimentare ex art. 67 della L. Fall. era stata dichiarata inammissibile, in quanto tardiva;
  2. l’esclusione dal passivo dei crediti insinuati dalle banche aveva efficacia esclusivamente endo-fallimentare;
  3. il giudizio aveva ad oggetto un credito, peraltro incontestato, non verso il fallimento, bensì verso la società committente;
  4. il contro-credito eccepito in compensazione dalla committente poteva essere opposto in sede ordinaria anche al fallimento, ai sensi della L. Fall., art. 56, trattandosi di un’eccezione riconvenzionale tesa a paralizzare la pretesa del curatore in sede extra fallimentare.

Il Fallimento proponeva ricorso per Cassazione avverso il provvedimento emesso dalla Corte di Appello di Venezia.

La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso del Fallimento, ha chiarito che:

  • “le domande proposte nel giudizio non avevano ad oggetto l’accertamento di crediti nei confronti della società fallita – e dunque non dovevano essere proposte mediante insinuazione al passivo – bensì l’accertamento di crediti della società fallita nei confronti della ceduta, che si assumevano ceduti alle Banche “tra i crediti privilegiati rientrano le spese di giustizia per atti conservativi (2755 c.c.), ed i privilegi come già detto si trasferiscono per effetto di cessione del credito. La revocatoria è un’azione intesa a conservare al creditore la garanzia patrimoniale”;
  • “il giudicato endofallimentare riguarda soltanto la domanda di ammissione al passivo del credito, e non si estende a crediti fatti valere nei confronti di terzi, essendo a tal fine irrilevante che le istanze di insinuazione al passivo delle banche siano state rigettate perché i conti anticipi erano stati ritenuti privi di data certa anteriore al fallimento”;
  • la domanda proposta dal debitore ceduto “nei confronti del Fallimento aveva ad oggetto l’accertamento di un credito (non già di un debito) della società fallita, mentre il controcredito nei confronti di quest’ultima era stato fatto valere, come detto, esclusivamente ai fini della compensazione”.

In conclusione, la Suprema Corte, in tema di cessione di creditoha sancito “la controversia tra debitore ceduto, curatela del fallimento del creditore cedente e terzo cessionario, in cui il debitore chieda una pronuncia diretta a stabilire quale sia, tra il cessionario e il cedente fallito, l’effettivo titolare del credito, il cessionario chieda la condanna del debitore ceduto a pagare quanto dovuto per effetto della cessione, e la curatela chieda l’accertamento della non opponibilità della cessione alla massa dei creditori del cedente, non rientra fra le controversie da trattare, ai sensi della L. Fall., art. 52, comma 2, con lo speciale rito previsto per l’accertamento del passivo dalla L. Fall., artt. 93 e segg., in quanto non diretta ad incidere sullo stato passivo fallimentare (in assenza di domande di accertamento di crediti nei confronti della massa) ma diretta legittimamente ad incidere sull’attivo fallimentare, attraverso l’accertamento dell’esistenza, o meno, del credito nel patrimonio del cedente alla data del suo fallimento”.

Data di pubblicazione
13.10.2023
Argomento trattato
Leasing & Factoring

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