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È legittimo richiedere al dipendente di svolgere i corsi di formazione in orario di lavoro straordinario.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 12790/2024, ha ribadito che i corsi di formazione in tema di salute e sicurezza sul luogo di lavoro si possono effettuare anche al di fuori dell’ordinario orario osservato dal dipendente.

La Suprema Corte ha precisato che l’art. 37, c. 12, D. Lgs. n. 81/2008, nella parte in cui prescrive che la formazione dei lavoratori debba avvenire “durante l’orario di lavoro”, va interpretata nel senso che la locuzione sia comprensiva anche dell’orario relativo a prestazioni esigibili dal datore di lavoro oltre all’orario ordinario, di legge o previsto dalla contrattazione collettiva, per i lavoratori full-time, e di quello concordato, per i lavoratori part-time (e quindi, rispettivamente, di orario straordinario e supplementare – cfr. anche Cass. n. 20259/2023). Ciò, chiaramente, fermo restando il diritto del lavoratore, sotto il profilo della remunerazione, al riconoscimento delle prescritte maggiorazioni.

Secondo la Corte, la portata normativa di tale disposizione non può infatti prescindere dalla definizione di orario di lavoro prevista all’art. 1, c. 2, D. Lgs. n. 66/2003 (qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a disposizione del datore di lavoro e nell’esercizio della sua attività o delle sue funzioni) che conferisce al termine stesso un significato molto ampio, comprensivo di ogni periodo in cui venga prestata l’attività di lavoro e quindi anche di quella prestata in orario eccedente quello “normale”.

I Giudici di legittimità hanno altresì chiarito che, oltre al dato letterale, una simile interpretazione normativa è coerente considerando anche gli interessi coinvolti. La pretesa di un lavoratore allo svolgimento della formazione unicamente nell’orario del proprio turno è espressione di un interesse che non può essere recessivo rispetto alla tutela del bene “sicurezza” e del bene “salute” sui luoghi di lavoro. Infatti, la necessità di offrire al dipendente un’adeguata formazione è indispensabile a prevenire rischi per la sicurezza e la salute non solo del singolo ma dell’intera comunità dei lavoratori, nonché dei terzi che vengano in contatto con l’ambiente di lavoro.

Nel caso esaminato, i Giudici hanno ritenuto illegittimo il rifiuto del dipendente di svolgere la formazione – parzialmente – al di fuori del proprio turno di lavoro con riconoscimento delle relativemaggiorazioni per lavoro straordinario. Di contro, è stata ritenuta legittima la condotta societaria consistita nell’aver collocato in aspettativa d’ufficio il lavoratore sino al completamento dei corsi di formazione (il dipendente era rimasto di fatto sospeso, senza retribuzione, per circa nove mesi).

Data di pubblicazione
15.05.2024

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