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Gli accordi di prossimità possono limitare il risarcimento del danno dovuto per licenziamento illegittimo in deroga alle norme di legge

(Cass. civ., Sez. Lav., Sent. n. 10213 del 16 aprile 2024).

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10213 del 16 aprile 2024, si è espressa in merito alla possibilità degli accordi di prossimità di limitare entro un dato importo il risarcimento del danno, in caso di licenziamento illegittimo, in deroga alle norme di legge.

Nel caso in esame, una lavoratrice contestava la legittimità del recesso irrogatole dalla società datrice di lavoro alla conclusione di una procedura di licenziamento collettivo.

Il Tribunale accertava l’illegittimità del licenziamento e condannava la società alla reintegra e al pagamento dell’indennità risarcitoria non superiore a dodici mensilità.

La società proponeva appello chiedendo l’applicazione dell’accordo aziendale, stipulato ai sensi dell’art. 8 d.l. n. 138/2011, in cui era previsto che, a fronte dell’impegno del datore di lavoro a non effettuare recessi riconducibili al giustificato motivo oggettivo per un periodo di 12 mesi, il risarcimento del danno per lillegittimità dei licenziamenti intimati al termine del periodo interdetto sarebbe stato limitato a un importo tra un minimo di 500 e un massimo di 1.500 euro.

Alla luce di tale accordo, pertanto, la società chiedeva che, ferma la sanzione della reintegrazione, l’indennità risarcitoria venisse limitata a quanto previsto e cioè «ad un minimo di 500 ad un massimo di 1.500 euro».

La Corte d’Appello rigettava il ricorso sulla scorta di due motivi: in primo luogo, dichiarava inapplicabile nel caso concreto l’accordo aziendale in deroga, in quanto la sua sottoscrizione era intervenuta prima della cessione aziendale da parte della società cedente, laddove il licenziamento era stato intimato dalla società cessionaria. 

In secondo luogo, il giudice d’appello rilevava l’inapplicabilità dell’accordo in deroga rilevandone l’illogicità, non essendo state esplicitate le finalità perseguite dallo stesso.

La Corte di Cassazione censurava la sentenza d’appello, richiamando la disciplina sul trasferimento d’azienda: in virtù del trasferimento d’azienda, infatti, il rapporto di lavoro era transitato alle dipendenze della società cessionaria, ivi compresi i diritti e gli obblighi previsti nell’accordo aziendale di prossimità.

In merito alla seconda censura, la Corte di legittimità individuava, come passaggio cruciale dell’accordo collettivo aziendale, la previsione di un impegno annuale, da parte del datore, a non effettuare licenziamenti per giustificato motivo oggettivo. In relazione a ciò, l’adozione dei licenziamenti solo dopo la scadenza del periodo interdetto avrebbe soddisfatto la finalità perseguita dalle parti collettive con l’accordo aziendale in deroga.

In conclusione, con questa pronuncia la Corte di Cassazione rimarca con certezza che gli accordi di prossimità possono derogare alle norme di legge che regolano le conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro.

Data di pubblicazione
8.05.2024

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