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Greenwashing: pubblicata la Direttiva (UE) del 28 febbraio 2024

Vietate le comunicazioni ingannevoli e generiche sui temi ambientali e due anni di tempo per recepire le disposizioni.

Il tema della tutela ambientale sta diventando uno dei fulcri delle politiche europee e della cultura dei cittadini europei, i quali stanno indirizzando il mercato verso azioni maggiormente green attraverso le proprie scelte quotidiane, prediligendo l’acquisto di prodotti sostenibili.

In questo contesto, si inseriscono sia nuovi operatori che vecchi, i quali attraverso politiche aziendali e di marketing cercano di rivolgersi sempre più alla platea di consumatori attenti alle tematiche ambientali.

In forza di tale nuovo indirizzo, il legislatore europeo, incentivando altresì la rotta di cambiamento verso un’economia green, ha indicato, in maniera anche molto dettagliata, i nuovi obblighi a cui i singoli Stati dovranno sottoporre gli operatori del mercato che vogliono inserirsi nel settore green, con la Direttiva del 28 febbraio 2024.

La direttiva si pone principalmente gli obiettivi di:

  • Vietare comunicazioni ingannevoli e generiche sui temi ambientali, arginando il c.d. greenwashing, ossia la strategia di comunicazione messa in atto da operatori del mercato volta a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sul profilo di impatto ambientale, così da distogliere l’attenzione dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alla propria attività;
  • Vietare le pratiche di obsolescenza precoce programmata, intese come “una politica commerciale che comporta la pianificazione o la progettazione deliberata di un prodotto con una durata di vita limitata, affinché giunga prematuramente ad obsolescenza o smetta di funzionare dopo un determinato periodo o dopo un’intensità d’uso predeterminata”.
  • Favorire la circolarità, la durabilità, la riparabilità o la riciclabilità dei prodotti presenti sul mercato.

In breve, il legislatore europeo, con la modifica delle direttive 2005/29/CE e 2011/83/UE ha previsto le seguenti misure volte a tutelare le politiche green unionali e l’interesse dei consumatori:

  • Ampliamento della definizione di pratica commerciale ingannevole – Per la valutazione di una pratica commerciale ingannevole, si dovranno valutare anche le condotte relativa alla pubblicizzazione di caratteristiche ambientali e sociale e di aspetti relativi alla circolarità di un prodotto, oltre che l’equità delle condizioni di lavoro e della forza lavoro interessata e, in generale, il rispetto dei diritti umani, la parità di trattamento e di opportunità, l’eguaglianza di genere, i contributi alle iniziative sociali o agli impegni etici.
  • Divieto di asserzioni ambientali generiche – La Direttiva vieta asserzioni ambientali, in particolare quelle relative al clima, non corroborate da impegni e obiettivi chiari, oggettivi, pubblicamente disponibili e verificabili da un soggetto terzo, fissati dall’operatore economico.
  • Divieto di pubblicizzare come vantaggi caratteristiche irrilevanti – La Direttiva riconosce quale potenzialmente ingannevoli le pratiche commerciali in cui si pubblicizzino come vantaggi per i consumatori caratteristiche che sono irrilevanti e non direttamente connesse ad alcuna caratteristica del prodotto o dell’impresa.
  • Informazioni sui metodi di raffronto – Nel raffronto di prodotti sulla base delle caratteristiche sociali e ambientali, gli operatori economici sono tenuti a fornire informazioni sul metodo di raffronto ai consumatori.
  • Certificazione dei marchi di sostenibilità – La Direttiva vieta l’esibizione di marchi di sostenibilità che non siano basati su un sistema di certificazione o che non siano stati stabiliti da autorità pubbliche.
  • Divieto di asserzioni ambientali generiche in assenza di un’eccellenza riconosciuta – Le asserzioni ambientali generiche, quali ad esempio “rispettoso dell’ambiente”, “ecocompatibile”, “verde”, ecc. potranno essere impiegate solo ove sia dimostrata un’eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali mediante la conformità al regolamento (CE) n. 66/2010 o a un sistema di assegnazione di marchi di qualità ecologica EN ISO 14024.
  • Divieto di asserzioni ambientali sul prodotto nel suo complesso – Le asserzioni ambientali non potranno riguardare l’intero prodotto, nel caso in cui, in realtà, riguardino solo un aspetto del prodotto stesso, o un elemento specifico e non rappresentativo dell’attività dell’operatore economico.
  • Divieto di impiegare obblighi di legge quali tratti distintivi – Si prevede il divieto di presentare requisiti imposti per legge su un dato prodotto, come se fossero un tratto distintivo dell’offerta dell’operatore economico.
  • Divieto di comunicazioni commerciali relative a beni di limitata durabilità – Le comunicazioni commerciali relative a beni che contengano una caratteristica introdotta per limitarne la durabilità vengono considerate dannose per i consumatori (e anche per l’ambiente). Pertanto, nella direttiva se ne è previsto il divieto.
  • Dichiarazione di una falsa durabilità del bene – Si prevede il divieto di dichiarare una falsa durabilità del bene in termini di tempo o intensità d’uso in condizioni d’uso normali, quando le istruzioni per l’utilizzo del prodotto e l’utilizzo effettivo nelle condizioni previste dimostrino che ciò non è vero.
  • Sostituzione o reintegrazione dei prodotti – Si fa divieto di ricorrere a pratiche commerciali che inducano il consumatore a sostituire o reintegrare materiali di consumo del prodotto prima di quanto sarebbe altrimenti necessario per motivi tecnici.
  • Informazioni sulla durabilità e riparabilità del prodotto – Gli operatori economici dovranno fornire informazioni sulla durabilità e riparabilità del prodotto nel suo complesso, tramite la c.d. garanzia commerciale, che può essere anche superiore a quella legale e che dovrà essere riportata su una etichetta armonizzata da apporre direttamente sul prodotto.
  • Informazioni su eventuali servizi postvendita – Prima della conclusione del contratto, il consumatore dovrà essere adeguatamente reso edotto dei servizi postvendita, ivi incluso quello di riparazione.
  • Informazioni su opzioni di consegna rispettose dell’ambiente.

Tutti gli obblighi e i divieti di cui alla Direttiva Greenwashing dovranno essere recepiti dal legislatore italiano entro il 27 marzo 2026, con termine ultimo per la piena operatività al 27 settembre 2026.

Alla luce delle importanti novità introdotte, gli operatori economici sono chiamati sin da ora ad adeguare i propri livelli di servizio, conformemente a quanto prescritto dal legislatore europeo, al fine sia di rendersi più competitivi sul mercato, sia per anticipare tutti i nuovi adempimenti richiesti ed evitare di rimanere “indietro” rispetto a un business in continua evoluzione.

Data di pubblicazione
11.03.2024
Argomento trattato
Compliance

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