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I criteri di concorrenza diretta e la legittimazione nel ricorso amministrativo per l’annullamento del permesso a costruire

Nel novembre 2017, la titolare di un B&B sito a Venezia presentava ricorso al TAR del Veneto con lo scopo di ottenere l’annullamento del permesso a costruire che aveva autorizzato la costruzione di un nuovo hotel in prossimità della sua attività ricettiva.

In particolare, la ricorrente sosteneva che la nuova costruzione non rispettasse le disposizioni generali (distacco igienico sanitario minimo di 10 metri tra pareti finestrate e pareti antistanti) e locali (distacchi legali pari a 5 metri) in materia urbanistica.

Al fine di giustificare la propria legittimazione attiva, la ricorrente affermava che la nuova struttura alberghiera avrebbe distratto clientela potenzialmente interessata alla attività di B&B.

Nel giugno 2024 il TAR ha dichiarato il ricorso inammissibile.

A riguardo il TAR ha affermato che risulta fondata l’argomentazione delle resistenti per cui non sussiste il rischio di concorrenza diretta tra l’attività di B&B ed alberghiera: la tipologia di attività, la dimensione (il bed and breakfast gestisce 3 camere contro le 80 dell’hotel) e i servizi offerti determinano l’assenza di identità di clientela potenziale e, conseguentemente, di un’effettiva concorrenza tra le due attività.

Ebbene, posto che l’operatore economico deve ritenersi legittimato ad impugnare il titolo edilizio assentito ad un suo concorrente esclusivamente qualora l’immobile progettato sia adibito ad attività concorrenziale, con una prevedibile coincidenza totale o parziale del bacino di clientela, mancando tale presupposto la ricorrente non era legittimata ad agire.

Inoltre, il TAR ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso anche per sopravvenuta carenza di interesse della ricorrente alla decisione.

Dalla documentazione prodotta dal Comune e dalle resistenti, era infatti emerso che, nel corso del giudizio, la ricorrente aveva cessato l’attività commerciale.

A tal proposito il TAR ha ricordato che, perché prosperi un procedimento come quello della fattispecie esaminata, la stabilità degli interessi di vita in relazione al luogo oggetto di concessione edilizia deve mantenersi invariata per tutta la durata del giudizio, non bastando che essa sia presente unicamente nel momento dell’atto di interposizione del ricorso.

Per tali motivazioni le domande della ricorrente sono state rigettate con conferma della legittimità del permesso a costruire impugnato.

Data di pubblicazione
21.06.2024

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