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I limiti del diritto di critica del lavoratore sindacalista

Secondo una recente pronuncia della Corte di Cassazione (Cass. n. 35922/2023) il ruolo di sindacalista non esime il dipendente dall’essere licenziato disciplinarmente qualora lo stesso abbia utilizzato sui social espressioni o epiteti gravemente lesivi dell’immagine e del prestigio dell’azienda e/o dell’onorabilità e dignità dei suoi responsabili o di altre persone legate alla compagine sociale.

Nella sentenza in esame la Suprema Corte ha preliminarmente rilevato che il diritto di critica – il cui esercizio è pacificamente riconosciuto al lavoratore, anche in toni aspri, nei confronti del proprio datore di lavoro come estrinsecazione del principio della libertà di manifestazione del pensiero ex art. 21 Cost. – incontra dei limiti ben precisi posti dall’ordinamento a tutela dei diritti e delle libertà altrui o, in ogni caso, di altri interessi degni di tutela costituzionale (cfr. Cass. n. 19350/2003). Non solo. La Corte di legittimità ha altresì evidenziato come gli stessi principi trovino applicazione anche lavoratore-sindacalista che pur gode di ulteriore libertà ai sensi dell’art. 39 Cost ed è portavoce di interessi collettivi.

I Giudici hanno pertanto escluso, dando seguito a un orientamento giurisprudenziale consolidato, che il dipendente possa “appellarsi” al proprio diritto di critica ogni qualvolta le sue espressioni pongano in essere una lesione “sul piano morale dell’immagine del proprio datore con riferimenti a fatti non oggettivamente certi e comprovati” o attribuiscano, sempre all’impresa o ai suoi rappresentanti, “qualità apertamente disonorevoli e riferimenti denigratori non provati”.

Conseguentemente, in tutti i casi come quello affrontato in cui le espressioni del lavoratore (peraltro pubblicate su una pagina social accessibile a tutti gli utenti) sono state ritenute “intrise di assai sgradevole volgarità” e “prive di qualsiasi seria finalità divulgativa e finalizzate unicamente a ledere il decoro e la reputazione dell’azienda e del suo fondatore”, il licenziamento risulta pienamente legittimo non ricorrendo i presupposti di un legittimo esercizio del diritto di critica.

Data di pubblicazione
17.01.2024

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