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Il diritto all’oblio a tutela degli ex malati oncologici

In data 7 dicembre 2023 è stata promulgata la Legge n. 193, portante “Disposizioni per la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone che sono state affette da malattie oncologiche”.

Il testo di Legge porta anche in Italia il c.d. “oblio oncologico”, la specifica coniugazione del diritto all’oblio a tutela di tutti gli ex pazienti oncologici dalle discriminazioni legate alla malattia.

In Italia, difatti, sono oltre tre milioni e mezzo le persone ancora in vita nonostante l’avvenuta ricezione di una diagnosi di cancro. Di questi, grazie agli straordinari passi avanti che ha compiuto la scienza medica negli ultimi decenni, il 27% – circa un milione di individui – può considerarsi ormai guarito dal cancro. Tuttavia in passato tali soggetti, sebbene si fossero ormai lasciati la patologia alle spalle, erano costretti a subire gravose limitazioni nell’accesso ad alcuni servizi a causa della stessa.

A causa dei propri trascorsi personali, difatti, gli ex malati oncologici incontravano, e tutt’ora incontrano, numerose difficoltà nell’accesso a servizi quali, in particolare, quelli bancari (relativamente alla possibilità di ottenere la concessione di mutui e prestiti), assicurativi e, persino, nell’accesso alle adozioni di minori. Tale discriminazione poggia le sue fondamenta sull’errato e antiquato presupposto che le aspettative di vita di un soggetto che ha ricevuto una diagnosi di cancro siano ormai scarse. Tale affermazione, seppur un tempo fondata, oggi, grazie agli sviluppi delle tecniche di cura, non può più considerarsi tale e certamente non può più costituire il presupposto del trattamento discriminatorio indirizzato avverso gli ex malati oncologici.

Un paziente oncologico, difatti, viene considerato “guarito” dal cancro quando raggiunge la stessa aspettativa di vita della popolazione generale che non si è ammalata. Le tempistiche necessarie per il raggiungimento di tale traguardo variano in relazione alle diverse neoplasie ed anche in funzione all’età del soggetto e ai tempi della diagnosi. Secondo recenti studi, ad esempio, potrebbero essere sufficienti meno di 5 anni per la guarigione dal cancro alla tiroide e meno di 10 per la guarigione dal cancro al colon e dal melanoma.

Tuttavia, per questi soggetti, il ritorno a una “vita normale”, produttiva e “di qualità”, è tutt’altro che semplice e tale difficoltà impedisce un pieno recupero anche sul piano fisico, cognitivo, psicologico e sociale.

Sin dal 2017, dunque, le associazioni più vicine alla causa, prima tra tutte la Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), hanno evidenziato la necessità che l’Italia, al pari di altri Paesi maggiormente virtuosi, riconoscesse e disciplinasse il diritto all’oblio oncologico, garantendo così ai suoi cittadini un futuro libero dallo stigma della patologia, permettendo loro di non dichiarare la malattia in diversi contesti in cui sino ad oggi era tuttavia richiesto. Già a partire dal 2016, infatti, altri Paesi europei avevano introdotto all’interno dei loro ordinamenti tale tipologia di tutela.

Finalmente, a partire dal mese di dicembre 2023, anche l’Italia è entrata a far parte di questa categoria e, con l’obiettivo di escludere qualsiasi forma di pregiudizio o disparità di trattamento, ha emanato la L. n. 193 del 7 dicembre 2023, recante disposizioni in materia di parità di trattamento, non discriminazione e garanzia del diritto all’oblio delle persone guarite da patologie oncologiche.

In questo modo, è entrato a far parte anche del nostro ordinamento il “diritto all’oblio oncologico”, che la stessa Legge, all’articolo 1, co. 2, definisce come “il diritto delle persone guarite da una patologia oncologica di non fornire informazioni né subire indagini in merito alla propria pregressa condizione patologica, nei casi di cui alla presente legge”.

Come chiaramente indicato, dunque, il diritto all’oblio oncologico troverà applicazione nei soli ambiti espressamente disciplinati nella Legge in questione e, in particolare, relativamente all’accesso a:

  • servizi bancari, finanziari, di investimento e assicurativi;
  • procedure di adozione;
  • procedure concorsuali e selettive, pubbliche e private, al lavoro e alla formazione professionale.

In riferimento a tali ambiti la disciplina introduce il divieto in capo agli operatori del settore di richiedere, e se già in loro possesso di utilizzare, ai fini delle proprie valutazioni ogni informazione relativa a patologie oncologiche pregresse quando siano trascorsi più di dieci anni dalla conclusione del trattamento attivo della patologia, in assenza di recidive o ricadute, ovvero più di cinque anni laddove la patologia sia insorta prima del compimento del ventunesimo anno di età.

Il legislatore, peraltro, nel pieno rispetto dei criteri scientifici stabiliti, ulteriormente prevede che tali termini temporali vadano a mutare e ad essere rapportati alla singola patologia oncologica, e dispone che, entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il Ministero della Salute definisca l’elenco delle eventuali patologie oncologiche per cui sia possibile applicare termini inferiori rispetto a quelli stabiliti nel testo normativo di cui in oggetto.

In taluni casi, al fine di poter godere delle specifiche tutele disciplinate dalla Legge n. 193, sarà necessario per gli ex malati oncologici munirsi di apposita certificazione attestante la sussistenza dei requisiti in questione. Tuttavia, l’individuazione delle modalità e delle forme per l’ottenimento di tale certificazione è stata delegata al Ministero della Salute, che è chiamato ad emettere l’apposito decreto entro il termine di 60 giorni dall’entrata in vigore del testo normativo.

Peraltro, nei confronti del primo dei settori individuato, quello dei servizi bancari, finanziari, di investimento e assicurativi, in funzione della particolare rilevanza che esso assume nelle vite della popolazione tutta, il legislatore ha predisposto una disciplina più ampia e dettagliata della tutela del diritto all’oblio oncologico.

Anzitutto, l’articolo 2 meglio definisce l’ampiezza dell’oggetto della tutela, e impone agli operatori in questione il divieto di richiedere, sia al contraente sia a fonti diverse dallo stesso, o utilizzare tali informazioni laddove già in loro possesso non solo in caso di stipulazione di un nuovo contratto, ma anche in sede di rinnovo degli stessi, nonché in ogni altro momento in cui tali informazioni siano suscettibili di influenzare condizioni e termini. Peraltro, a completamento del divieto, il medesimo articolo stabilisce nei confronti degli operatori di cui in oggetto anche l’espresso divieto di richiedere, negli specifici contesti di cui alla legge in questione, l’effettuazione di visite mediche di controllo e di altri accertamenti sanitari come prerequisito per la stipulazione dei predetti contratti.

Gli operatori del settore, inoltre, sono espressamente chiamati a fornire ai soggetti apposita informativa rispetto ai diritti di cui alla neo introdotta legge in ogni fase di accesso a tale tipologia di servizi, comprese le fasi delle trattative precontrattuali, della stipulazione e del rinnovo.

Infine, laddove tali informazioni fossero già state raccolte, agli operatori bancari, finanziari, dei servizi di investimento e assicurativi è altresì fatto divieto di utilizzarle ai fini della valutazione del rischio dell’operazione o della solvibilità del contraente. Tuttavia, ai fini dell’operatività di tale tutela, sarà necessario che il soggetto invii tempestivamente all’operatore, scaduti i termini indicati dalla norma ai fini dell’operatività del diritto all’oblio oncologico, mediante raccomandata a/r o pec, la certificazione ottenuta secondo le modalità che andrà a definire il Ministero della Salute. Entro trenta giorni dal ricevimento della certificazione, gli operatori saranno chiamati a provvedere alla cancellazione delle informazioni in questione ancora in loro possesso.

In ogni caso, il mancato rispetto delle disposizioni di cui alla neo introdotta legge comporterà la nullità delle singole clausole contrattuali e della parte degli atti amministrativi difformi, mentre l’atto nel complesso rimarrà valido ed efficace. Preme evidenziare, che tale previsione opererà unicamente a vantaggio della persona fisica contraente e non anche della controparte coinvolta.

Alla luce, dunque, della disciplina emessa, sarà necessario per gli operatori dei settori interessati provvedere all’aggiornamento della modulistica in utilizzo e della documentazione e delle informative privacy relative al trattamento dei dati in questione, riconsiderando i termini di conservazione dei dati personali legati alle pregresse patologie oncologiche.

Data di pubblicazione
8.01.2024
Argomento trattato

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