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Il Garante della Privacy ribadisce il divieto di controllo a distanza dei lavoratori

Il Garante della Privacy ha nuovamente confermato i limiti a cui il datore di lavoro è soggetto in materia di controllo dei propri dipendenti quando la tutela della privacy si scontra con le esigenze aziendali.

Lo scorso luglio l’Autorità è tornata su questo tema irrogando una sanzione di 20.000 euro ad un datore di lavoro che aveva posto in essere condotte violative della procedura di Garanzia prevista dallo Statuto dei Lavoratori e dal Codice della Privacy, predisponendo un sistema di allarme basato sull’uso di impronte digitali, un impianto di videosorveglianza in grado di captare suoni ed effettuare registrazioni e un applicativo per la geolocalizzazione continuativa dei lavoratori.

Andando con ordine, per quanto concerne il sistema di allarme la cui attivazione e disattivazione si basava sul trattamento di dati biometrici, il Garante ne ha vietato l’impiego, ritenendo non sussistenti i presupposti di legge per il relativo trattamento. Infatti, il trattamento di tali dati non è stato ritenuto giustificato né alla luce delle previsioni del GDPR, poiché trattandosi di categorie particolari di dati non sussisteva nessuna delle ipotesi tassative di cui all’ art. 9 paragrafo 2 GDPR, né sulla base dello Statuto dei lavoratori, considerata l’assenza di una norma di legge che lo consentisse.

Il sistema di videosorveglianza poi, in grado non solo di raccogliere immagini, ma anche suoni e conversazioni, con possibilità di interazione da parte del datore di lavoro, il quale poteva ammonire e riprendere i lavoratori tramite casse dell’impianto, è stato anch’esso cassato dall’Autorità, insieme all’applicativo che tramite GPS monitorava i dipendenti trasmettendo posizione, data e ora del rilevamento.

In particolare, l’utilizzo di tali strumenti di controllo è stato ritenuto illegittimo dal Garante in quanto lo stesso era stato adottato in assenza della necessaria informativa e senza l’attivazione delle procedure di garanzia previste dallo Statuto dei Lavoratori che sul punto richiede la stipula di un accordo sindacale o l’ottenimento di specifica autorizzazione da parte dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

La decisione del Garante in questo caso costituisce un ulteriore monito per datori di lavoro, nonché un passo ulteriore verso la delimitazione del consentito/non consentito quando si incontrano due interessi contrapposti, quali quello alla tutela della propria attività e quello alla privacy del lavoratore.

Il contemperamento tra questi due diversi interessi però resta possibile e la tutela di uno sicuramente non può comprimere eccessivamente quella dell’altro. A tal fine, di primaria importanza è la conoscenza della materia e una valutazione caso per caso di come in concreto e nella maniera più compliant possibile far convivere queste due facce della stessa medaglia.

Data di pubblicazione
18.09.2023

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