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Indennità ex art. 1751 c.c.: la nozione di circostanze attribuibili al preponente coincide con quella di giusta causa di recesso

Tribunale di Trento, Sez. Lavoro, sentenza n. 16/2024

Il Tribunale di Trento, con la sentenza n. 16 del 30 gennaio 2024, ha chiarito che le circostanze attribuibili alla mandante, in forza della quali ai sensi dell’art. 1751 c.c. l’agente recedente matura il diritto alla liquidazione delle indennità di fine rapporto, operano sul medesimo piano della giusta causa.

Nel caso in esame, un agente operante a favore di una società farmaceutica recedeva dal contratto di agenzia per motivi asseritamente imputabili alla mandante, consistenti in condotte della società verificatesi alcuni mesi prima rispetto alla comunicazione del recesso.

L’agente, dunque, agiva in giudizio chiedendo la condanna della società alla liquidazione dell’indennità di fine rapporto ex art. 1751 c.c., quantificata nella sua misura massima, o, in subordine, delle indennità di fine rapporto quantificate in conformità ai criteri di cui all’Accordo Economico Collettivo applicato.

La società farmaceutica, assistita dallo Studio Legale Lupi & Associati, si costituiva in giudizio contestando che, nel caso di specie, sussistessero i requisiti per la liquidazione delle indennità di fine rapporto.

In particolare, la Società evidenziava che nel caso in cui il recesso dal contratto di agenzia sia opera dell’agente, affinché sorga in favore di quest’ultimo il diritto all’indennità di cessazione del rapporto ex art. 1751 c.c., non è sufficiente che egli abbia addotto delle circostanze e che queste siano imputabili al preponente, ma è pure necessario che esse siano idonee a giustificare il recesso.In altre parole, secondo la società, in caso di recesso dal rapporto di agenzia ad opera dell’agente,quest’ultimo ha diritto all’indennità ex art. 1751 c.c., esclusivamente nel caso in cui il recesso sia causato da un inadempimento colpevole di non scarsa importanza addebitabile alla mandante e che sia tale da non consentire neppure la temporanea prosecuzione del rapporto.

Sul punto, il Tribunale di Trento, accogliendo integralmente la tesi della società farmaceutica, ha evidenziato che “le circostanze attribuibili al preponente considerate nell’art. 1751 c.c. non sono, quindi, qualche cosa di concettualmente diverso e che possa prescindere dall’inadempimento, ma operano sul medesimo piano della giusta causa pur dovendosi avere riguardo, nella concreta applicazione, alla natura tipica del contratto di agenzia, al suo oggetto ed agli obblighi che ne derivano nonché alla reciproca posizione delle parti. Andando, dunque, a sostanziare la nozione di giusta causa attribuibile al preponente, facendo riferimento alla nozione di giusta causa di recesso di cui all’art. 2119 c.c., dovrà trattarsi di un inadempimento colpevole e di non scarsa importanza dell’altra parte, tale da non consentire la prosecuzione, neppure temporanea, del rapporto”.

Ciò posto, nel caso di specie, il Giudice del Lavoro, anche alla luce del fatto che a seguito delle condotte asseritamente giustificative del recesso il rapporto era continuato per alcuni mesi, rigettava il ricorso dell’agente confermando la non debenza di alcun importo a favore dello stesso che, anzi,veniva condannato alla refusione delle spese legali a favore della società farmaceutica.

Data di pubblicazione
15.02.2024

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