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Intermediari finanziari e novità introdotte dalla Legge 27 dicembre 2013 n. 147 in materia di anatocismo

Come noto, dopo oltre un decennio di interventi giurisprudenziali volti a limitare la pratica dell’anatocismo bancario, il legislatore, con la legge di stabilità 2014, ha dato un ulteriore e definitivo giro di vite al fenomeno, con una norma imprecisa e “atecnica” che pone problemi interpretativi e di attuazione pratica.

La riforma è stata approvata con la Legge n. 147 del 27 dicembre 2013, in vigore dal 1 gennaio 2014, recante disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello stato (c.d. legge di stabilità 2014). In particolare, il comma 629 della Legge 147/2013 ha modificato il secondo comma dell’art. 120 del T.U.B. (D.Lgs 385/1993 Testo Unico Bancario), che oggi così recita:

“2. Il CICR [Comitato Interministeriale per il Credito ed il Risparmio] stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che:

a)           nelle operazioni in conto corrente sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori;

b)           gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale”.

La nuova norma, innovando rispetto alla disciplina previgente che sanciva la legittimità dell’anatocismo alla sola condizione che gli interessi attivi e passivi fossero capitalizzati con la stessa periodicità (nella prassi, trimestrale) ha, quindi, introdotto un generale divieto di capitalizzazione periodica degli interessi. Scopo della novella è, quindi, quello di vietare che gli interessi, una volta contabilizzati, possano produrre ulteriori interessi, che, nelle successive operazioni di capitalizzazione, andranno calcolati esclusivamente sulla quota capitale.

A seguito della modifica normativa all’art. 120 del TUB i primi commentatori (in assenza di precedenti giurisprudenziali in materia, attesa la novità della stessa)  si sono domandati innanzitutto se il nuovo divieto fosse già entrato in vigore al 1° gennaio 2014 (data di entrata in vigore della L. 147/2013) oppure se fosse necessario attendere che il CICR emanasse la nuova delibera applicativa prevista dalla nuova formulazione dell’articolo in commento. Dottrina ed i commentatori in generale propendevano per la seconda ipotesi: l’entrata in vigore del nuovo divieto di anatocismo era da considerare subordinata all’emanazione da parte del CICR della relativa delibera attuativa, espressamente richiamata dal nuovo testo dell’articolo in parola. Sino a quella data il divieto non sarebbe stato efficace.

Il Tribunale di Milano, con due distinte ordinanze collegiali del 25 marzo e 3 aprile 2015 (collegi, in entrambi i casi, composti dalla Dott.ssa Laura Cosentini, quale Presidente, e dai Giudici Dott.ssa Silvia Brat e Dott. Francesco Ferrari) ha invece recisamente affermato che il nuovo divieto assoluto di anatocismo bancario previsto dalla lettera b) dell’art. 120 TUB è da intendersi già in vigore sin dal 1° gennaio 2014.

I due provvedimenti in commento sono stati emessi su ricorso di un’associazione di consumatori, legittimata ad agire in giudizio ex art. 140, comma otto, del Codice del Consumo, al fini di inibire gli atti ed i comportamenti lesivi degli interessi dei consumatori e degli utenti e adottare le misure idonee a correggere o eliminare gli effetti dannosi delle pretese violazioni.

Sulla scorta di una mera interpretazione letterale del nuovo art. 120 il Tribunale ha deciso che le banche debbano escludere dalle condizioni economiche qualsiasi clausola anatocistica, sia per i contratti in essere sia per quelli ancora da stipulare, senza dover attendere la normativa regolamentare secondaria del CICR.

E’ difatti ragionevolmente esigibile dalla banche una condotta prudenziale, trattandosi di operatori qualificati dotati di uffici legislativi interni e direzionali, capaci di approfondimento della nuova norma e della legislazione di favore verso il consumatore, anche di matrice comunitaria. La scelta delle banche di mantenere in essere una disposizione contrattuale superata a seguito dell’intervento abrogativo del legislatore, concreta secondo il Tribunale di Milano una condotta omissiva proprio per le competenze specialistiche esigibili dalla banca, ed è per questo contraria alla correttezza dovuta nei rapporti contrattuali, evidenziata proprio dal disallineamento della relativa condotta rispetto al testo normativo di riferimento.

Ciò chiarito, si pone il non facile problema di stabilire se il generale divieto di anatocismo possa essere applicato anche ai rapporti contrattuali intrattenuti con la propria clientela dagli intermediari finanziari di cui al Titolo V del TUB (in particolare, società di leasing e società di factoring).

Partendo dal dato letterale, è agevole affermare che, riferendosi all’ “attività bancaria” il legislatore abbia inteso circoscrivere il divieto all’attività esercitata in esclusiva dalle banche, escludendo così gli intermediari finanziari.

Ciò non toglie, però che ragioni di ordine sistematico avvalorino al contrario l’interpretazione estensiva del divieto anche agli altri intermediari. L’art. 120, è infatti collocato all’interno del Capo I del Titolo VI del TUB, dedicato alla regolamentazione delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari. Ai sensi dell’art. 115  “Ambito di applicazione”, le norme del Capo I si applicano alle attività svolte nel territorio della repubblica dalle banche e dagli intermediari finanziari.

Lo stesso contrasto si era già proposto in occasione della riforma del 1999, quando il D.Lgs. n. 342 aggiunse all’art. 120 il comma 2, stabilendo che :

“Il  CICR stabilisce modalita’ e criteri per la produzione di interessi  sugli  interessi maturati nelle operazioni poste in essere

nell’esercizio  dell’attivita’  bancaria, prevedendo in ogni caso che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela  la  stessa  periodicita’ nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori”.

Anche in questo caso, la nuova formulazione dell’art. 120 faceva riferimento alla sola attività bancaria, pur inserendosi in un capo di norme dedicate non solo alle banche.

In quel caso, la delibera emessa dal CICR in esecuzione della riforma, diede un’interpretazione estensiva della norma,  facendo espressamente riferimento sia all’attività bancaria che finanziaria.  Nel definire l’ambito di applicazione della propria delibera, il CICR ha infatti statuito all’art. 1 che “Nelle operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito poste in essere dalle banche e dagli intermediari finanziari gli interessi possono produrre a loro volta interessi secondo le modalità e i criteri indicati negli articoli che seguono”. Ora, la norma  è chiaramente diretta sia alle banche che agli intermediari finanziari. Tuttavia, ciò costituisce un controsenso, perché le norme di dettaglio stabilite dal CICR sono circoscritte alle “operazioni di raccolta del risparmio e di esercizio del credito”, il che corrisponde con la nozione di attività bancaria dell’art. 10 del TUB, riservata alle banche. La stessa delibera, peraltro, disciplina negli articoli seguenti le sole operazioni svolte in conto corrente, nell’ambito di finanziamenti da restituire ratealmente e operazioni di raccolta.

Alla luce di quanto precede, mi pare sostenibile che anche questa nuova riforma sia circoscritta all’attività bancaria, il che sarebbe compatibile con la probabile ratio della legge di stabilità 2014 che ha emendato l’art. 120 e che è molto probabilmente diretta a tutelare la clientela del ceto bancario.

Del resto, la relazione illustrativa della legge di stabilità 2014 circoscrive in modo netto il campo di applicazione soggettivo del nuovo art. 120 TUB. Riportiamo, per esteso, il passaggio della relazione in commento.

“Il comma 629 prevede che il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (CICR), nello stabilire modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, deve prevedere gli interessi periodicamente capitalizzati non possano produrre interessi ulteriori, i quali, nelle successive operazioni di capitalizzazione, andranno calcolati esclusivamente sulla quota capitale.

La norma in esame integra il comma 2 dell’articolo 120 del D.Lgs. n. 385 del 1993 (Testo unico bancario), il quale attribuisce al CICR il compito di stabilire modalità e criteri per la produzione di interessi sugli interessi maturati nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria. Come nella formulazione previgente, deve essere previsto che nelle operazioni in conto corrente sia assicurata nei confronti della clientela la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori.

A questa previsione il comma in esame aggiunge una disposizione volta a impedire che gli interessi periodicamente capitalizzati producano interessi ulteriori. Nelle successive operazioni di capitalizzazione, gli ulteriori interessi potranno essere calcolati esclusivamente sulla quota capitale.

Si segnala al riguardo che le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza 2 dicembre 2010, n. 24418, dopo aver affermato l’illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi (articolo 1283 c.c.), hanno stabilito che né la banca, né il giudice possono applicare una capitalizzazione con una diversa periodicità. In questo modo è stata dichiarata illegittima anche la capitalizzazione annuale del servizio del credito”.

La relazione illustrativa sembra, pertanto, limitare la portata innovativa del precetto normativo introdotto dalla legge di stabilità 2014 all’attività bancaria in senso stretto, senza alcun riferimento ad attività finanziarie diverse da quelle bancaria, interpretazione avvalorata dai plurimi e chiari riferimenti a detta attività riportati nella relazione medesima.

Detto criterio interpretativo pare, inoltre, essere avvalorato dalke due ordinanze collegiali emesse dal Tribunale di Milano, sopra citate, che circoscrivono l’ambito di applicazione soggettivo del nuovo divieto di anatocismo ai soli rapporti bancari.

Di seguito sono riportati alcuni significativi passaggi dei provvedimenti in commento:

“[…] La norma pertanto non può che essere intesa come rivolta a vietare l’anatocismo nei rapporti bancari, di fatto introducendo in tale ambito una disciplina speciale più rigorosa della normativa ordinaria dettata dall’art. 1283 c.c. (con l’effetto che, se dal 2000 al 2013 la normativa speciale era rivolta ad ammettere nei rapporti bancari l’anatocismo in misura più ampia rispetto alla regola generale, oggi l’art. 1283 c.c. è derogato per i rapporti bancari in termini di maggior rigore, capovolgendo la disciplina previgente) […]” (ordinanza del 3 aprile 2015).

“[…] La disposizione in esame (i.d. il novellato art. 120 TUB) non può che leggersi, quindi, nel senso della rigorosa esclusione dell’anatocismo nei rapporti bancari, sulla base della mera interpretazione letterale, in forza della quale è difficile assegnare all’espressione “gli interessi periodicamente capitalizzati non possono produrre interessi ulteriori” significato diverso dall’esclusione dell’anatocismo [….]” (ordinanza del 25 marzo 2015).

Ed ancora, “[…] Tale interpretazione è peraltro coerente con la relazione di presentazione della proposta di legge alla Camera, nella quale era espressamente chiarito che la proposta di legge intendeva sancire l’illegittimità della prassi bancaria dell’anatocismo […]”.

E’ pur vero che i due casi all’esame del Tribunale di Milano erano riferiti a  rapporti di conto corrente bancario, ma in alcun caso nei loro commenti i Tribunali fanno riferimento ad attività finanziaria diversa da quella bancaria.

In conclusione, pare ragionevole ritenere che la Legge di stabilità 2014 non abbia introdotto innovazioni applicabili agli intermediari diversi dalle banche, almeno fino a quando non saranno disponibili ulteriori elementi di interpretazione, che potrebbero ricavarsi, ad es., dai provvedimenti del CICR.

Data di pubblicazione
21.05.2015
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