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La determinazione del luogo di consegna nei contratti internazionali di compravendita attraverso la clausola Incoterm “Ex Works”

Nei rapporti commerciali transfrontalieri, una delle questioni sicuramente di maggior rilievo è rappresentata dall’ individuazione dell’Autorità Giurisdizionale competente, in caso di controversia.

A tal proposito, un ruolo fondamentale gioca sicuramente il Regolamento n. 1215/2012, c.d. Bruxelles I bis, in materia di competenza giurisdizionale ed esecuzione delle decisioni emesse dai Giudici degli Stati membri dell’Unione Europea in materia civile e commerciale.

Il Regolamento Bruxelles I bis indica, all’art. 4, quale principio generale la competenza del luogo del domicilio del convenuto.

In alternativa al foro generale del convenuto, l’art. 7 del Regolamento Bruxelles I bis sancisce la competenza dell’Autorità giurisdizionale del luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio.

La norma continua poi precisando che il luogo di esecuzione dell’obbligazione in giudizio, in caso di compravendita di beni, è il luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto.

Per quanto riguarda nello specifico i contratti di compravendita internazionali, un annoso problema è da sempre stato costituito dal comprendere se, ai fini della determinazione della competenza, possano essere presi in considerazione termini e clausole che non contengono un’indicazione esplicita del luogo di consegna, come ad esempio il caso delle clausole Incoterms ExWorks.

La rilevanza di simili clausole è stata sancita una volta per tutte dalla CGUE nella sentenza Electrosteel del 9 giugno 2011, nella causa C-87/10, ove ha stabilito che: “nel contesto dell’esame di un contratto, al fine di determinare il luogo di consegna […], il giudice nazionale deve tenere conto di tutti i termini e di tutte la clausole rilevanti di tale contratto, ivi compresi, eventualmente, i termini e le clausole generalmente riconosciuti e sanciti dagli usi del commercio internazionale, quali gli incoterms, purché idonei a consentire l’identificazione, con chiarezza, di tale luogo  […]. Per quanto riguarda l’Incoterms “ExWorks”, […] tale clausola comprende, oltre alle disposizioni dei punti A5 e B5, intitolati “Tansfer of risks”; relativi al trasferimento dei rischi, e quelle dei punti A6 e B6, intitolati “Division of costs”, che riguardano la ripartizione dei costi, anche le disposizioni dei punti A4 e B4, intitolati rispettivamente “Delivery” e “Taking delivery”, che rinviano al medesimo luogo e consentono quindi di individuare il luogo di consegna dei beni”.

Alla luce di tutto quanto sopra, nel caso Electrosteel la Corte ha concluso affermando che “al fine di verificare se il luogo di consegna sia determinato in base al contratto, il giudice nazionale adito deve tenere conto di tutti i termini e di tutte la clausole rilevanti di tale contratto che siano idonei a identificare con chiarezza tale luogo, ivi compresi i termini e le clausole generalmente riconosciuti e sanciti dagli usi del commercio internazionale, quali gli incoterms (“International Commercial Terms”) elaborati dalla Camera di commercio internazionale, nella versione pubblicata nel 2000”.

Nonostante ciò, però, il principio della rilevanza degli Incoterms ai fini della determinazione della competenza giurisdizionale non è stato fatto immediatamente proprio dalla Suprema Corte di Cassazione italiana.

Infatti, la Corte di Cassazione italiana ha sempre teso a negare una qualsivoglia rilevanza degli Incoterms ai fini della determinazione della competenza giurisdizionale, per lo più ritenendo che anche ove presenti tali clausole, manchi in concreto un incontro di volontà circa l’accettazione della clausola Incoterms, ovvero evidenziando l’inidoneità di questa a individuare in modo chiaro un luogo univoco di consegna.

Da ultimo, la Suprema Corte ha confermato tale proprio orientamento, contrastante con quello della CGUE,   nell’ordinanza  n. 20633/2022 dove ha ribadito il concetto per cui “ il riferimento alla dicitura (c.d. incoterm) “ex works” []unilateralmente inserita nelle fatture […] non può valere, di per sé, come derogativa del criterio di attribuzione giurisdizionale generale, in mancanza di un’espressa e chiara accettazione della clausola e, quindi, della formazione di un univoco accordo contrattuale sul punto […]” e che “l’inserimento della citata clausola “Ex work” è, invero, finalizzato, di regola, a disciplinare l’aspetto del passaggio dei rischi e dei costi del trasposto successivo in capo all’acquirente ma non ad incidere sulla determinazione dell’attribuzione della giurisdizione”.

Questo scenario parrebbe mutato con l’ultima pronuncia in materia della Suprema Corte. Sul punto, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite con ordinanza del 2 maggio 2023, n. 11346, richiamando espressamente la sentenza Electrosteel della CGUE, ha espressamente previsto che “il Giudice di merito, nell’interpretare il contratto per determinare il luogo della merce convenuto dalle parti deve verificare se le sue clausole integrino o meno l’Incoterm “ex works”: in caso affermativo, sarà in base a tale clausola che dovrà essere identificato il luogo di consegna delle merci (e conseguentemente la giurisdizione)”, con la logica conseguenza che “Deve dunque concludersi che le clausole Incoterms “Ex Works”, una volta inserite nel contratto, individuano anche il luogo di consegna della merce, salvo che dal contratto risultino diversi ed ulteriori elementi che inducano a ritenere che le parti abbiano voluto un diverso luogo di consegna”.

In sostanza, dunque, l’ordinanza n. 11346/2023 della Suprema Corte fa propri i principi di cui alla sentenza Electrosteel, riconoscendo piena idoneità anche alla clausola Incoterms “Ex Works” a determinare il luogo di consegna dei beni.

Ma tale pronuncia ha davvero costituito una rottura con il precedente orientamento della Suprema Corte italiana?

Invero, non parrebbe che l’ultima pronuncia della Corte di Cassazione costituisca una vera e propria rivoluzione copernicana nel nostro panorama normativo. Infatti, la Suprema Corte nella pronuncia in commento, proprio riferendosi all’ordinanza n. 20633/2022, ne ha confermato la piena validità, atteso che in quel dato caso la clausola Ex work era stata inserita unilateralmente e tale circostanza impediva di considerare formatosi un accordo tra le parti sul luogo di consegna.

Ciò precisato, dunque, il panorama italiano in materia appare comunque sempre fondato sul principio per cui anche la clausola Ex works deve sempre e comunque essere sottoposta allo scrutinio attento, circa la sussistenza della volontà di entrambe le parti di individuare un dato luogo quale luogo della consegna, non essendo sufficiente il mero inserimento di tale clausola e la circostanza per cui essa rappresenti una pratica del commercio internazionale ampiamente diffusa e i cui estremi sono conoscibili da qualunque operatore del mercato internazionale.

Pertanto, rimane comunque necessario prestare molta attenzione all’utilizzo di tali clausole e soprattutto a come vengono inserite nel rapporto tra le parti.

Data di pubblicazione
13.11.2023
Argomento trattato
Contratti Commerciali . Compliance

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