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La disciplina del Whistleblowing

Il Decreto è entrato in vigore il 30 marzo 2023 e le disposizioni contenute all’interno dello stesso sono efficaci dal 15 luglio 2023

La disciplina del Whistleblowing.

In data 10 marzo 2023, in attuazione della Direttiva (UE) 2019/1937, è stato emanato il D. Lgs. n. 24/2023 riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni di disposizioni normative nazionali o dell’Unione europea che ledono l’interesse pubblico o dell’ente privato, di cui siano venute a conoscenza in un contesto lavorativo pubblico o privato (c.d. “Whistleblowing”).

Tale decreto è entrato in vigore il 30 marzo 2023 e le disposizioni contenute all’interno dello stesso sono efficaci dal 15 luglio 2023, per le società con più di 250 lavoratori dipendenti.

Mentre, le società che abbiano impiegato nell’ultimo anno una media di lavoratori tra i 50 e i 249, hanno l’obbligo di istituire un canale di segnalazione interna a decorrere dal 17 dicembre 2023.

Lo scopo dell’entrata in vigore del suddetto Decreto è quello di favorire l’adozione di regole aziendali idonee a garantire i diritti dei whistleblower e il divieto di qualsiasi atto di ritorsione nei suoi confronti.

Inoltre, la disciplina del whistleblowing si applica a tutte le imprese che abbiano adottato un Modello 231, indipendentemente dalla loro dimensione, per le segnalazioni in merito a condotte illecite e per le violazioni del Modello 231. Motivo per cui, il Decreto di cui sopra contiene anche un riferimento al D. Lgs. 231/2001, per il quale tutte le segnalazioni che riguardano comportamenti che possono costituire un reato contemplato all’interno del Decreto 231 sono soggette alla normativa dello stesso, comportando un ampliamento del campo di applicazione del Decreto rispetto alla Direttiva europea.

Quali sono le violazioni a cui si riferiscono le segnalazioni soggette al Decreto 24/2023?

Le linee guida dell’ANAC specificano quali siano quelle violazioni rilevanti a cui si riferiscono le segnalazioni soggette al whistleblowing.

Tra le violazioni rientrano:

-violazioni circa irregolarità o frodi nei processi di appalto pubblico;

-segnalazioni relative alla vendita di prodotti alimentari non conformi agli standard di sicurezza e qualità garantiti dall’Unione Europea;

-violazioni delle norme ambientali, quali lo smaltimento illegale di rifiuti o l’inquinamento dell’aria e dell’acqua;

-segnalazioni di frodi, evasione fiscale, riciclaggio di denaro o altre violazioni finanziarie;

-violazioni delle norme di salute e sicurezza sul posto di lavoro che mettono a rischio la vita o la salute dei lavoratori;

-segnalazioni di atti di corruzione, concussione o altre forme di frode che coinvolgono fondi o risorse dell’Unione Europea;

-violazione dei regolamenti che tutelano i diritti dei consumatori, quali la vendita di prodotti non sicuri o pratiche commerciali ingannevoli;

-segnalazioni di violazioni dei diritti umani che coinvolgono istituzioni oppure organizzazioni dell’Unione Europea e, infine, segnalazioni di frodi, manipolazioni o irregolarità nella ricerca scientifica finanziata dall’Unione Europea.

Come funziona il canale di segnalazione?

Il Decreto disciplina le modalità di segnalazione delle violazioni attraverso gli specifici canali.

La prima fase da realizzare è l’attivazione da parte del datore di lavoro di un canale interno per le segnalazioni che assicuri il rispetto della riservatezza dell’identità del segnalante. Inoltre, il datore di lavoro deve garantire che le segnalazioni possano essere realizzate sia in forma orale che scritta.

La segnalazione può avvenire anche attraverso un canale esterno gestito dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Quest’ultimo può essere utilizzato dal whistleblower quando (i) non è prevista l’attivazione obbligatoria del canale interno di segnalazione oppure, seppure obbligatoria, non è stata attivata; (ii) il segnalante ha già effettuato una segnalazione interna a cui non è stato dato seguito oppure lo stesso ha fondati motivi per ritenere che, se effettuasse una segnalazione interna, questa non avrebbe seguito effettivo o potrebbe comportare un rischio di ritorsione; (iii) il segnalante ha ragionevoli motivi per ritenere che la violazione possa rappresentare un pericolo imminente o evidente per l’interesse pubblico.

È possibile, invece, che il whistleblower proceda con una segnalazione pubblica quando (i) il segnalante non ha ricevuto alcuna risposta a seguito di segnalazione interna ed esterna entro i termini previsti; (ii) il segnalante ha ragionevoli motivi per ritenere che la violazione possa costituire pericolo imminente o evidente per l’interesse pubblico; (iii) il segnalante ha fondati motivi per ritenere che la segnalazione esterna possa comportare un rischio di ritorsione o possa essere seguita efficacemente a causa delle circostanze specifiche del caso.

Tuttavia, è sempre necessario che al momento della segnalazione, il whistleblower abbia un motivo ragionevole e fondato per credere che le informazioni sulle violazioni segnalate siano vere e rientrino nell’ambito della legge.

Come vengono gestite le segnalazioni del whistleblower?

Sul punto, gli articoli 4 e 5 del D. Lgs. 24/2023 prevedono una specifica modalità di gestione della segnalazione del whistleblower.

Ogni ente soggetto al Decreto deve adottare o una specifica procedura che regoli il processo di segnalazione, considerando che la gestione del canale di segnalazione deve essere affidata a una persona o un ufficio interno autonomo dedicato con personale formato, oppure tale procedura è affidata a un soggetto esterno, autonomo e con personale formato.

Il soggetto interno a cui è affidata la gestione del canale di segnalazione deve garantire al segnalante l’imparzialità e deve avere una specifica formazione. Inoltre, il soggetto nominato ha il compito di gestire la segnalazione nei termini richiesti e secondo le modalità stabilite dalla legge.

La procedura in oggetto ha il dovere di garantire che l’ente mantenga con il segnalante un’interlocuzione e richieda a quest’ultimo integrazioni, se diviene necessario. Inoltre è necessario che la procedura dia seguito alle segnalazioni ricevute con diligenza e che svolga l’istruttoria necessaria per dare seguito alla segnalazione, anche attraverso audizioni e acquisizione di documentazione necessaria. Infine, è richiesto che la stessa procedura dia un riscontro al segnalante entro un termine di tre mesi o, se in presenza di giustificati motivi, entro sei mesi dalla data di avviso di ricevimento della segnalazione esterna o, in assenza di tale avviso, dalla scadenza di sette giorni dal ricevimento e che, al termine di tutto ciò, si comunichi al segnalante l’esito finale della segnalazione.

Quali sono, invece, le sanzioni applicabili dall’ANAC?

In violazione dei criteri di cui sopra, l’ANAC ha la possibilità di applicare diverse sanzioni quali:

  • Da 10.000 a 50.000 Euro quando accerta che sono state commesse ritorsioni o quando accerta che sono state ostacolate le segnalazioni o che siano stati violati gli obblighi di riservatezza;
  • Da 10.000 a 50.000 Euro quando viene accertato che non sono stati istituiti gli adeguati canali di segnalazione o le procedure per l’effettuazione e la gestione delle segnalazioni o che le adozioni di tali procedure non sono conformi a quelle previste dalla legge, nonché quando viene accertato che non è stata effettuata la verifica delle segnalazioni ricevute;
  • Da 500 a 2.500 Euro in caso di perdita delle tutele, salvo che il segnalante sia stato condannato, anche in primo grado, per reato di diffamazione o calunnia o per reati commessi con denuncia all’autorità giudiziaria o contabile.
Data di pubblicazione
4.12.2023

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