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La forma del contratto di somministrazione di energia elettrica

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20267 del 14 luglio 2023, si è espressa nuovamente in merito alla forma del contratto di somministrazione, andando a ribadire che per tale tipologia contrattuale non vale il requisito della forma scritta, né ai fini probatori, né ai fini della stessa esistenza del negozio realizzato.

Ai sensi dell’articolo 1325 c.c., tra i requisiti essenziali agli effetti dell’esistenza e della validità del contratto è individuato, oltre all’accordo delle parti, alla causa e all’oggetto, l’elemento della “forma”, identificabile come lo strumento attraverso cui si manifesta la volontà delle parti.

In relazione a questo ultimo attributo, tuttavia, lo stesso articolo 1325 c.c. afferma che esso, ed in particolare l’utilizzo di una specifica ed apposita forma, quale ad esempio quella scritta, è necessario solo “quando risulta che questa è prescritta dalla legge sotto pena di nullità”.

All’interno del nostro ordinamento, difatti, opera il principio della libertà della forma, espressione di quello dell’autonomia contrattuale, che consente alle parti di manifestare la propria volontà nella forma che le stesse preferiscono.

La scelta della forma contrattuale è, pertanto, generalmente libera e sottoposta alla mera scelta operata dalle stesse parti contrattuali, ma può accadere che la legge, per alcuni contratti, o al fine di conseguire determinati effetti, imponga l’utilizzo di una specifica forma. Il nostro ordinamento, in particolare, conosce due ipotesi distinte in cui la forma acquista il ruolo di requisito necessario: si tratta della forma richiesta “ad substantiam” o “ad probationem”.

Nel primo caso, la legge subordina la validità del negozio giuridico che si intende realizzare all’uso di una specifica forma, in genere l’atto pubblico o la scrittura privata. In tali casi, la mancata osservanza del precetto giuridico comporta la mancata realizzazione dell’intento negoziale e la nullità del negozio compiuto. Esempio tipico di contratto rientrante in questa categoria è la compravendita di immobili.

Nel secondo caso, invece, la legge richiede la forma scritta al solo fine di poterne dimostrare l’esistenza nel corso di un eventuale giudizio. In tale caso, la mancata osservazione dell’onere formale non influisce sulla validità del negozio, ma solo sulla possibilità di provarlo: viene, infatti, esclusa la possibilità di ricorrere alla prova per testimoni o alle presunzioni semplici, ma è necessario presentare il documento scritto.

Nel caso di specie, una società conveniva in giudizio una società fornitrice di energia elettrica, chiedendo che il Giudice adito accertasse l’inesistenza di alcun rapporto contrattuale con la predetta, dal momento che non era mai stato stipulato alcun contratto di somministrazione, e, conseguentemente, che condannasse la società fornitrice alla restituzione delle somme pretese a saldo delle fatture di cui aveva, in passato, preteso il pagamento.

L’azienda fornitrice, costituitasi in giudizio, chiedeva il rigetto delle domande formulate da parte attrice, evidenziando l’avvenuta stipulazione del contratto di cui controparte lamentava l’inesistenza.

Tanto il Giudice di Pace investito della decisione, tanto il Tribunale chiamato a decidere il procedimento d’impugnazione successivamente instaurato, accoglievano le domande formulate da parte attrice, accertando, in particolare, l’inesistenza del contratto di somministrazione. Parte convenuta, difatti, aveva prodotto in giudizio la sola copia fotostatica del contratto, la cui conformità all’originale era peraltro stata analiticamente contestata da parte attrice. Pertanto, vista la mancata produzione dell’originale della scrittura privata, entrambi i giudici ritenevano mancata la prova dell’esistenza del contratto.

Avverso la sentenza di secondo grado ricorreva in Cassazione la società fornitrice, sostenendo che il Tribunale avesse erroneamente rigettato il gravame per la sola mancanza di prova scritta del contratto, trascurando di considerare che il contratto di somministrazione non richiede la forma scritta né ad substantiam né ad probationem.

La Suprema Corte, investita della decisione, ribadiva che “Il contratto di somministrazione di energia elettrica … non richiede la forma scritta ad substantiam, nè ad probationem, come ripetutamente affermato da questa Corte: da ultimo, da Sez. 1, Ordinanza n. 31315 del 24.10.2022; e in precedenza dalle Sezioni Unite, secondo cui la conclusione del contratto di somministrazione di energia elettrica “può essere fatta anche per fatti concludenti, quali l’utilizzazione in concreto dell’energia elettrica” (Sez. U, Sentenza n. 4715 del 22/05/1996)”.

La Corte di Cassazione, pertanto, accoglieva il ricorso e rinviava la causa al Tribunale affinché questo esaminasse ex novo le censure formulate dalla società fornitrice dando applicazione al seguente principio di diritto: “il contratto di somministrazione di energia elettrica non richiede la forma scritta ad probationem né ad substantiam; la sua conclusione può avvenire anche per facta concludentia e la prova di esso può essere data con ogni mezzo, ivi comprese le presunzioni semplici”.

Data di pubblicazione
24.11.2023
Argomento trattato
Compliance . Contratti Commerciali

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