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La penale pattuita nel contratto di leasing può essere ammessa al passivo

“Ai fini dell’ammissione al passivo del credito vantato dalla società creditrice a titolo di penale, indicata nella clausola risolutiva espressa contenuta nelle condizioni generali del contratto, è necessario che la risoluzione contrattuale debba essere fatta valere precedentemente all’ammissione nel procedimento per la dichiarazione di fallimento”.

Questo è il recente principio espresso dal Tribunale di Roma con l’ordinanza n. 6844 del 2023.

Nel caso in esame una Società di leasing, assistita dallo Studio Legale Lupi e Associati, chiedeva che venisse ammesso al passivo di una Società in Amministrazione Straordinaria il proprio credito vantato nei confronti di quest’ultima a titolo di canoni di leasing scaduti e a titolo di penale contrattuale di risoluzione.

Nell’ambito del progetto di stato passivo, i Commissari Straordinari proponevano l’ammissione del credito in via chirografaria come da domanda, comprensivo dei canoni scaduti e non corrisposti, di interessi, di spese di insoluto, nonché di penale per la risoluzione anticipata dei contratti.

Tuttavia, all’udienza di esame dello stato passivo, i Commissari, mutando orientamento, contestavano l’ammissione della penale “in quanto non dovuta e non univocamente determinata e determinabile”.

Il Giudice Delegato ammetteva il credito come proposto in udienza dai Commissari, escludendo di conseguenza la penale dallo stato passivo.

A seguito di ciò, la società creditrice proponeva, con ricorso, opposizione allo stato passivo al fine di ottenere l’ammissione al passivo anche del credito vantato a titolo di penale.

Si costituiva in giudizio la procedura opposta chiedendo il rigetto del ricorso, ritendendo la domanda del tutto infondata in quanto, secondo la tesi della procedura, avendo la penale natura risarcitoria la stessa non avrebbe potuto essere ammessa al passivo.

Il Tribunale di Roma, chiamato a decidere sulla questione, rilevato che la società creditrice aveva prodotto in atti la lettera di risoluzione dei contratti di locazione, precedente all’apertura della procedura di amministrazione straordinaria del debitore, riteneva non applicabile al caso di specie l’art 72, comma 4, l. fall., in forza del quale “In caso di scioglimento, il contraente ha diritto di far valere nel passivo il credito conseguente al mancato adempimento, senza che gli sia dovuto risarcimento del danno”. Tale previsione, difatti, si riferirebbe esclusivamente all’ipotesi in cui la risoluzione del contratto intervenga in costanza di procedura.

In conclusione, secondo il Tribunale di Roma, è possibile ammettere allo stato passivo il credito vantato a titolo di penale, che deve essere indicato nella clausola risolutiva espressa contenuta nelle condizioni generali del contratto, a patto che la risoluzione contrattuale sia intervenuta precedentemente all’apertura della procedura concorsuale.

Data di pubblicazione
27.10.2023

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