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La prova per presunzioni basta per dimostrare il danno da demansionamento

(Cass. Civ., Sez. Lav., Sent. n. 6275 del 8 marzo 2024).

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6275 dell’8marzo 2024, si è espressa in merito alla sufficienza della prova per presunzioni per dimostrare il danno da demansionamento.

Nel caso in esame, una lavoratrice chiedeva al Tribunale di Napoli che venisse accertato che la società datrice di lavoro avesse tenuto nei suoi confronti condotte demansionanti dal febbraio 2013 fino alla data di cessazione del rapporto di lavoro.

I giudici di primo e di secondo grado rigettavano il ricorsoper difetto di prova, sostenendo che la lavoratrice non avesse allegato alcun profilo di danno.

La Corte d’Appello, in particolare, premettendo che la prova presuntiva del danno si distingue dal danno in re ipsa, aveva rilevato la carenza, nel ricorso introduttivo del giudizio, dell’allegazione di un danno in concreto sofferto.

Avverso tale sentenza ricorreva per cassazione la lavoratrice, evidenziandone la contraddittorietà nella parte in cui la Corte territoriale aveva ritenuto – sulla scorta dell’orientamento consolidato di legittimità – che il danno da demansionamento potesse provarsi anche in via presuntiva, ma avendo, poi, al contrario, rilevato che erano state omesse le allegazioni del danno in concreto, ossia “l’impossibilità di trovare possibilità di lavoro esterno”, “la propria professionalità”, “eventuali occasioni perdute”, “eventuali perdite di chance”, “l’impossibilità di ottenere avanzamenti in carriera”, “le ragionevoli aspettative frustrate”.

La lavoratrice evidenziava, infatti, di aver indicato nelle pagine da 1 a 12 del ricorso le allegazioni necessarie ai fini della sufficienza dell’individuazione dei danni subiti, con la conseguenza che la Corte territoriale avrebbe dovuto effettuare la valutazione della sufficienza delle allegazioni in tema di danno proprio sulla base delle deduzioni indicate nel ricorso, trattandosi di presunzioni gravi, precise e concordanti.

La Corte di cassazione accoglieva il ricorso, richiamando in premessa il principio di diritto secondo cui il danno da demansionamento non è in re ipsa: infatti, la prova di tale danno può essere data, ai sensi dell’art. 2729 c.c., anche attraverso l’allegazione di presunzioni gravi, precise e concordanti, sicché a tal fine possono essere valutati, quali elementi presuntivi, la qualità e quantità dell’attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento, la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata qualificazione.

La Corte di cassazione rilevava, dunque, che la Corte d’Appello, pur richiamando i suddetti orientamenti, avrebbe ritenuto non allegato il patito danno, non applicando correttamente, attraverso un prudente apprezzamento, il procedimento presuntivo da cui risalire al fatto ignoto (esistenza del danno) da quello noto (dimostrazione comunque di una dequalificazione accertata per le ragioni esplicitate nella gravata pronuncia).

Data di pubblicazione
21.03.2024

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