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La retribuzione ordinaria percepita dal lavoratore deve essere mantenuta durante tutta la durata delle ferie annuali

(Cass. Civ., Sez. Lav., Ord. n. 2674 del 29 gennaio 2024)

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 2674 del 29 gennaio 2024, si è espressa in merito al diritto del lavoratore a percepire la retribuzione ordinaria anche nel periodo di riposo per ferie.

Nel caso in esame, sei dipendenti con la qualifica di macchinista rivendicavano contro la società datrice di lavoro il diritto al computo, nella retribuzione dovuta durante le ferie, dei compensi spettanti a titolo di indennità di condotta, di riserva e di assenza dalla residenza.   

La società si difendeva in giudizio affermando che le suddette indennità sono finalizzate a compensare una particolare modalità di svolgimento della prestazione lavorativa concretamente resa, ma non possono costituire una qualità intrinseca della mansione stessa e, come tali, non rientrano nella retribuzione ordinaria.

Sia in primo che in secondo grado, il giudice accoglieva il ricorso dei lavoratori, sulla scorta dell’interpretazione data dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea in ordine alla nozione di “retribuzione” dovuta nel periodo di godimento delle ferie annuali ed enunciava il seguente principio: ai sensi dell’art. 7 della Direttiva 2003/88/CE, per come interpretato dalla Corte stessa, sussiste una nozione di “retribuzione” che comprende qualsiasi importo pecuniario che si ponga in rapporto di collegamento all’esecuzione delle mansioni che sia correlato allo “status” personale e professionale del lavoratore.

La società proponeva ricorso per cassazione sostenendo che la Corte d’Appello avrebbe poggiato l’intero impianto argomentativo sull’errato presupposto dell’efficacia vincolante dell’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia sul concetto di ferie retribuite ex art. 7 della direttiva. In particolare, la ricorrente lamentava che i giudici di merito si sarebbero così discostati dalla previsione del contratto collettivo aziendali applicabile che esclude dette voci dalla retribuzione feriale.

Infine, facendo leva su un’interpretazione teleologica della norma europea, la società sosteneva che il fine ultimo dell’interpretazione data alla disciplina dalla giurisprudenza comunitaria sia quello di salvaguardare il diritto all’effettivo godimento delle ferie da parte dei lavoratori e, dunque, di evitare che una retribuzione “non paragonabile” a quella “ordinaria” abbia un effetto dissuasivo sull’esercizio del diritto alle stesse. Sulla scorta di ciò, affermava che una retribuzione inferiore a quella ordinaria ben può essere in linea con la giurisprudenza europea a condizione che le diminuzioni non siano tali da dissuadere il lavoratore ad esercitare il suo diritto alle ferie.

La Corte di cassazione ha rigettato tutti i motivi di ricorso, confermando il principio di diritto espresso dai giudici di merito e statuendo in definitiva che la nozione di retribuzione da applicare durante il periodo di godimento delle ferie è fortemente influenzata dalla interpretazione data dalla Corte di Giustizia la quale ha precisato che con l’espressione “ferie annuali retribuite” contenuta nell’art. 7 della direttiva 2003/88/Ce si vuole far riferimento al fatto che, per la durata delle ferie annuali, “deve essere mantenuta” la retribuzione, con ciò intendendosi che il lavoratore deve percepire in tale periodo di riposo la retribuzione ordinaria, in quanto una qualsiasi diminuzione della retribuzione potrebbe essere idonea a dissuadere il lavoratore dall’esercitare il diritto alle ferie.

Data di pubblicazione
7.02.2024

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