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La richiesta di risoluzione del contratto di appalto si giustifica solo in caso di totale inutilizzabilità dell’opera – Trib. di Milano, n. 13010/2017

Ai sensi dell’art. 1668 comma 2 c.c., il committente può chiedere la risoluzione del contratto qualora le difformità o i vizi siano tali da rendere l’opera del tutto inadatta alla sua destinazione e dunque non utilizzabile. Non si deve trattare di inadempimento di scarsa importanza in relazione all’interesse dell’altra parte, il che va adeguato ad un criterio di proporzione fondato sulla buona fede contrattuale. La gravità dell’inadempimento di una delle parti contraenti non va commisurata all’entità del danno, che potrebbe anche mancare, ma alla rilevanza della violazione del contratto con riferimento alla volontà manifestata dai contraenti, alla natura e alla finalità del rapporto, nonché al concreto interesse dell’altra parte all’esatta e tempestiva prestazione. L’onere di allegare le circostanze che giustificano la totale inutilizzabilità dell’opera spetta a chi chiede la risoluzione del contratto; quest’ultimo soggetto non può limitarsi ad evidenziare genericamente degli asseriti vizi, ritenuti non coerenti alle pattuizioni contrattuali.

File correlati:
Sentenza-13010-2017-Tribunale-Milano-dott-Vasile

Data di pubblicazione
27.12.2017
Argomento trattato

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