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L’azione revocatoria costituisce contenuto proprio del diritto di credito e si cede con esso

“In tema di azione revocatoria, qualora la parte attrice ceda il proprio credito durante la controversia, il cessionario può intervenire nel processo ai sensi dell’art. 111 c.p.c. quale successore nel diritto affermato in giudizio, poiché con la domanda ex art. 2901 c.c. si esplica la facoltà del creditore – che costituisce contenuto proprio del suo diritto di credito (presupposto e riferimento ultimo dell’azione esercitata) – di soddisfarsi su un determinato bene nel patrimonio del debitore.”.

Questo è il recente principio espresso dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 25424 del 2023 che ha cassato la sentenza della Corte di Appello di Torino n. 1077/2019.

Nel caso in esame un soggetto, fideiussore di una società, nell’ambito di un procedimento di separazione consensuale cedeva alla ex moglie la propria quota indivisa del 50% della piena proprietà di un appartamento e di un terreno.

Una banca, creditrice della società, agiva in giudizio chiedendo la declaratoria di nullità per simulazione ovvero di inefficacia ex art. 2901 c.c. dell’atto di trasferimento, con conseguente richiesta di condanna del debitore al risarcimento del danno

La domanda della banca, in primo grado, veniva rigettata e, nel mentre, quest’ultima cedeva il menzionato credito.

Il cessionario del credito, dunque, proponeva appello dinanzi alla Corte di Appello di Torino.

La Corte di Appello di Torino, con sentenza n. 136/2017, dichiarava inammissibile il gravame accogliendo l’eccezione di difetto di legittimazione attiva sollevata dall’appellata nei confronti della cessionaria.

In particolare, la Corte territoriale riteneva che il giudizio de quo avesse riguardo, non al credito da fideiussione ceduto, bensì ad un’azione revocatoria e/o di simulazione dell’atto di trasferimento posto in essere nell’ambito di un verbale di separazione consensuale.

Ne sarebbe conseguito, secondo la Corte d’Appello, che il diritto controverso fosse l’inefficacia dell’atto di trasferimento e non già il diritto di credito. Sicché il cessionario del credito non era, secondo la Corte, subentrato nel diritto controverso esercitato, non trovando applicazione l’art. 111 c p.c.

La società cessionaria proponeva ricorso per Cassazione avverso il provvedimento emesso dalla Corte di Appello di Torino.

La terza sezione della Corte di Cassazione Civile, chiamata a decidere sulla questione, ha ritenuto che i motivi addotti dalla società cessionaria fossero del tutto fondati affermando il principio di diritto secondo cui in tema di azione revocatoria, qualora la parte attrice ceda il proprio credito durante la controversia, il cessionario può intervenire nel processo ai sensi dell’art. 111 c.p.c. quale successore nel diritto affermato in giudizio, poiché con la domanda ex art. 2901 c.c. si esplica la facoltà del creditore – che costituisce contenuto proprio del suo diritto di credito (presupposto e riferimento ultimo dell’azione esercitata) – di soddisfarsi su un determinato bene nel patrimonio del debitore.

Alla base dei motivi addotti, la Suprema Corte ha ritenuto incontestato che la cessione del credito ebbe ad oggetto anche i diritti posti a fondamento della esperita azione revocatoria affermando che il credito tutelato con l’azione revocatoria si trasferisce per effetto di cessione.

A fondamento della propria decisione, la Corte ha ricordato che:

  • l’art. 1263 c.c. prevede che per effetto della cessione si trasferiscono i “privilegi”, senza distinzione. La cessione, dunque, trasferisce anche i privilegi scaturenti dalla causa del credito. Pertanto, “fortiori si dovrà ammettere che per effetto di essa si trasferiscano gli effetti dell’azione revocatoria, che ha in comune coi privilegi lo scopo di garanzia del credito, ed insieme a quelli è sussunta dal legislatore nel Titolo III del Libro VI del codice civile”.
  • “tra i crediti privilegiati rientrano le spese di giustizia per atti conservativi (2755 c.c.), ed i privilegi come già detto si trasferiscono per effetto di cessione del credito. La revocatoria è un’azione intesa a conservare al creditore la garanzia patrimoniale”;
  • “Il cessionario d’un credito si giova del pignoramento eseguito dal cedente. Il pignoramento è un vincolo preordinato all’esecuzione, ed evita la dispersione della garanzia patrimoniale. Anche la revocatoria, però, ha la funzione di evitare la dispersione della garanzia patrimoniale. Per tale ragione, sarebbe contrario ritenere che il “cessionario benefici degli effetti del pignoramento, ma non di quelli dell’azione revocatoria”;
  • “L’azione revocatoria ha lo scopo di conservare la garanzia patrimoniale del creditore, ed il cessionario di un credito non è men creditore di quanto lo fosse il cedente”.

In conclusione, la S.C., in tema di azione revocatoria, ha ritenuto che, qualora la parte attrice ceda il proprio credito durante la controversia, il cessionario può intervenire nel processo ai sensi dell’art. 111 c.p.c. quale successore nel diritto affermato in giudizio, poiché con la domanda ex art. 2901 c.c. si esplica la facoltà del creditore di soddisfarsi su un determinato bene nel patrimonio del debitore.

Data di pubblicazione
6.10.2023

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