M

Questo sito fa uso di cookie tecnici per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Per maggiori informazioni si veda la Cookie Policy.

Leasing traslativo: legittima la clausola risolutiva che preveda, in caso di risoluzione per inadempimento, il pagamento di tutti i canoni scaduti e a scadere

(Cass. Civ., Sez. III, Ord. n. 3930 del 13.02.2024).

Con ordinanza n. 3930 del 13 febbraio 2024, la Corte di Cassazione si è espressa in merito all’applicabilità in via analogica del dispositivo di cui all’articolo 1526 c.c. ai contratti di leasing traslativi risolti anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 124/2017.
Nel caso di specie una società subentrava in un contratto di leasing immobiliare avente ad oggetto l’acquisto di un complesso alberghiero e successiva concessione in leasing dello stesso alla società in questione.
Nel 2016, tuttavia, l’istituto concedente comunicava alla società utilizzatrice la risoluzione anticipata per inadempimento, susseguente al mancato pagamento da parte di quest’ultima di alcune rate. Poco dopo, l’istituto agiva in giudizio avanti al Tribunale di Milano, affinché venisse accertato l’inadempimento in oggetto e la società venisse dunque condannata alla restituzione del bene ed al pagamento delle rate scadute e di quelle a scadere.
La società, tuttavia, contestava le richieste formulate dall’istituto rifiutando la pretesa di pagamento delle rate a scadere.
La Corte d’Appello di Milano, confermando il la sentenza di primo grado, accoglieva le domande proposte dall’istituto, respingendo in toto le eccezioni formulate dalla società.
Ricorreva, dunque, per la cassazione della sentenza emessa all’esito del secondo grado di giudizio la società, eccependo, in particolare, l’avvenuta violazione dell’articolo 1526 c.c.
La ricorrente, infatti, aveva prospettato ai giudici di merito l’illegittimità della pretesa dell’istituto di trattenere le rate già corrisposte e di ottenere il pagamento di quelle da corrispondere, nonostante ciò fosse espressamente previsto da una clausola contrattuale. La Corte d’Appello, in tale contesto, aveva riconosciuto valore vincolante alla clausola liberamente convenuta dalle parti, considerandola posta in corrispondenza di un esplicito interesse dell’istituto concedente. Rilevava, tuttavia, la parte ricorrente che, trattandosi di norma imperativa, questa avrebbe dovuto trovare applicazione anche contro la volontà delle parti.
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il motivo di ricorso. In tale contesto, la Corte ha rilevato che, stante la necessità di applicare in via analogica l’articolo 1526 c.c., vista l’impossibilità di dare applicazione alla L. 24/2017 in quanto successiva rispetto alla risoluzione del leasing, il Giudice avrebbe dovuto valutare l’equilibrio delle posizioni in caso di inadempimento.
Pertanto, la Corte ha ribadito il seguente principio: “Ai contratti di leasing traslativo risolti anteriormente all’entrata in vigore della L. n. 124 del 2017, in assenza di una regolazione legislativa, si applica in via analogica la disciplina dell’art. 1526 c.c.; di conseguenza, la clausola che, in ipotesi di risoluzione per inadempimento dell’utilizzatore, attribuisce al concedente il diritto di trattenere i canoni pagati ed impone all’utilizzatore di corrispondere quelli scaduti non è, di per sé, affetta da nullità, atteso che l’utilizzatore, una volta pagato il dovuto e restituito il bene, ha diritto di vedersi restituiti i canoni versati corrispondendo l’equo compenso, fermo restando il potere officioso del giudice di ridurre l’indennità ai sensi del secondo comma dell’art. 1526 c.c. in caso di definitiva acquisizione al concedente delle rate corrisposte”.
Stante quanto sopra, dunque, la Corte di Cassazione accoglieva il ricorso e cassava la sentenza impugnata, rinviando la causa avanti alla Corte d’Appello di Milano.

Data di pubblicazione
19.04.2024

Iscrizione Newsletter

Share