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Licenziamenti e Jobs Act: la Corte Costituzionale interviene di nuovo.

Corte Costituzionale, sentenza n. 118 del 21 luglio 2025

La Corte Costituzionale è tornata a pronunciarsi sul Jobs Act, ridefinendone ulteriormente i confini applicativi con la sentenza n. 118 del 2025. Al centro della decisione vi è l’art. 9, comma 1, del decreto legislativo 23/2015, che prevedeva un meccanismo di calcolo delle indennità spettanti al lavoratore in caso di licenziamento illegittimo da parte di datori di lavoro di piccole dimensioni, ossia non rientranti nell’ambito di applicazione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

In particolare, la norma stabiliva un’indennità compresa tra un minimo di tre e un massimo di sei mensilità.

Il Tribunale di Livorno ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, rilevando un contrasto con diversi articoli della Costituzione, tra cui gli articoli 3, 4, 35, 41 e 117.

Secondo il giudice rimettente, la norma produceva una tutela standardizzata, priva di adeguata personalizzazione, e incapace di garantire un giusto equilibrio tra la posizione del datore e quella del lavoratore. Inoltre, la limitata forbice tra il minimo e il massimo dell’indennità impediva di parametrarla in modo proporzionato alla gravità della violazione, con evidenti ricadute negative sul piano dell’effettività della tutela e della sua funzione dissuasiva.

Nel dichiarare l’illegittimità della norma, la Corte ha ribadito che, pur essendo legittimo l’abbandono della tutela reintegratoria in favore di quella economica, ciò non esonera il legislatore dal rispetto dei principi di effettività e adeguatezza.

Tali principi, a prescindere dalla dimensione del datore di lavoro, impongono che il risarcimento possa essere modulato in base alle peculiarità del caso concreto. La Corte ha quindi ritenuto che la previsione di un intervallo rigido e ristretto (da tre a sei mensilità) privasse il giudice di qualsiasi margine di valutazione e finisse per svuotare di contenuto la tutela prevista, pregiudicando sia i diritti del lavoratore, sia l’equilibrio complessivo del sistema.

In conclusione, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 9, comma 1, del d.lgs. 23/2015 e ha auspicato un pronto intervento del legislatore per colmare il vuoto normativo, ristabilendo un sistema di tutela dei lavoratori licenziati che sia realmente equo, proporzionato ed efficace.

Data di pubblicazione
23.07.2025

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