M

Questo sito fa uso di cookie tecnici per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Per maggiori informazioni si veda la Cookie Policy.

L’obbligo di cooperazione nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dei rischi dei datori di lavoro di imprese diverse operanti nello stesso contesto aziendale

(Cass. Pen., Sez. III, Sent. n. 38357 del 12 ottobre 2022)

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38357 del 12 ottobre 2022, è tornata ad esprimersi in merito all’obbligo di cooperazione dei datori di lavoro di imprese diverse operanti nello stesso contesto aziendale nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dei rischi.

Nel caso in esame una Società veniva condannata al pagamento dell’ammenda prevista in caso di mancata predisposizione delle misure di sicurezza di cui al d.lgs. n. 81/2008, poiché nel cantiere ove era stata chiamata ad operare per occuparsi dell’installazione dell’impianto di riscaldamento e di condizionamento non aveva provveduto al montaggio delle strutture di prevenzione (quali parapetti, tavole fermapiede, etc..).

L’imputata, condannata in primo grado, proponeva ricorso in Cassazione, censurando la decisione del Tribunale per aver ritenuto il datore di lavoro responsabile delle violazioni alla normativa sulla sicurezza del lavoro riscontrate nel cantiere ove la ditta operava in qualità di semplice impresa esecutrice e, dunque, chiamata alla sola cura per la propria parte di competenza del mantenimento del cantiere in condizioni ordinate e di soddisfacente salubrità. Ad opinione del ricorrente, la società responsabile del rispetto delle norme dettate in materia di sicurezza del lavoro avrebbe dovuto essere identificata nella sola impresa chiamata a gestire l’appalto generale delle opere.

La Corte di Cassazione, pur decretando l’inammissibilità del ricorso poiché generico e non atto a rilevare vizi di legittimità attinenti alle motivazioni della sentenza impugnata, dichiarava lo stesso infondato anche nel merito.

In particolare, la Corte di Cassazione evidenziava l’esistenza di un obbligo in capo a tutti i soggetti coinvolti nell’appalto, compresi i subappaltatori, di cooperare all’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dei rischi sul lavoro, informandosi reciprocamente anche al fine di eliminare i rischi dovuti alle interferenze tra i lavori delle diverse imprese coinvolte nell’opera complessiva. Ai fini dell’operatività degli obblighi di coordinamento, pertanto, si rende necessario verificare l’esistenza concreta ed attuale di contatti rischiosi tra i lavoratori delle imprese diverse operanti nello stesso contesto aziendale, a nulla giovando il celarsi dietro alla mera qualificazione civilistica attribuita al rapporto tra le medesime.

Secondo costante giurisprudenza, ripresa dalla Corte adita, difatti, “in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro, il subappaltante è esonerato dagli obblighi di protezione solo nel caso in cui i lavori subappaltati rivestano una completa autonomia, sicché non possa verificarsi alcuna sua ingerenza rispetto ai compiti del subappaltatore”.

 

L’obbligo da parte del datore di lavoro di considerare le mansioni concretamente svolte dal dipendente per il repêchage.

(Cass. Civ., Sez. Lav., Ord. n. 30950 del 20 ottobre 2022)

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 30950 del 20 ottobre 2022, si è espressa in merito al repêchage, disponendo l’obbligo da parte del datore di lavoro di controllare l’assenza di posizioni lavorative compatibili con le mansioni svolte concretamente dal lavoratore.

Nel caso in esame un lavoratore conveniva in giudizio l’ex datore di lavoro chiedendo l’accertamento dell’inefficacia del licenziamento per giustificato motivo oggettivo intimatogli e la reintegra nel precedente posto di lavoro con tutte le conseguenze di ordine risarcitorio.

In particolare, il lavoratore contestava di aver ricoperto un ruolo, responsabile di filiale, riconducibile ad un livello superiore e, comunque, mai soppresso.

Il Giudice di primo grado accoglieva integralmente le pretese del lavoratore e per l’effetto dichiarava illegittimo il licenziamento.

La Corte d’Appello, invece, riteneva legittimo il licenziamento del lavoratore, tuttavia, confermava la sentenza di primo grado in merito al superiore inquadramento riconosciuto al lavoratore.

Il lavoratore, vista la decisione della Corte d’Appello, proponeva ricorso in Cassazione sottolineando che il giudice di secondo grado aveva riconosciuto che le mansioni svolte dallo stesso erano superiori ma, nel verificare la prova del repêchage, aveva preso in esame il livello di inquadramento posseduto al momento del licenziamento e non le mansioni concretamente svolte dallo stesso.

La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso proposto dal lavoratore, ricordava che uno degli elementi necessari per la dichiarazione di legittimità in merito ad un licenziamento per giustificato motivo è rappresentato dall’impossibilità del reimpiego del lavoratore licenziato in una posizione lavorativa differente rispetto a quella effettivamente svolta.

Sul punto, in particolare, la Corte di Cassazione ribadiva che “nel verificare la legittimità del licenziamento per soppressione del posto di lavoro ed in relazione all’accertata impossibilità di ricollocare altrimenti il lavoratore la Corte avrebbe dovuto verificare, sulla base delle allegazioni e delle prove offerte, che non vi erano in azienda posizioni lavorative che corrispondessero alle mansioni di fatto assegnate al lavoratore e da lui svolte”.

Pertanto, posto che la Corte d’Appello aveva omesso di effettuare tale verifica, la sentenza del giudice di secondo grado veniva cassata con rinvio alla Corte d’Appello perché decidesse in maniera conforme al principio sancito.

 

Infortunio del preposto di fatto: l’attività di formazione del lavoratore, cui è tenuto il datore di lavoro, non è esclusa dal personale bagaglio di conoscenza del lavoratore.

(Cass. Pen., Sez. IV., Sent. n. 39489 del 19 ottobre 2022)

La Corte di Cassazione, con sentenza del 19 ottobre 2022 n. 39489, si è espressa in ordine alla responsabilità del datore di lavoro per omessa formazione del dipendente, ai sensi dell’art. 37 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro.

Il caso in esame riguarda l’infortunio di un capo squadra, il quale, nell’ambito dell’effettuazione di uno specifico intervento, anziché servirsi di una gru, come previsto nel “Piano operativo di sicurezza aziendale”, aveva impiegato un muletto, macchinario inadatto allo scopo, ma unico presente sul posto. Durante il lavoro, il capo squadra si infortunava, riportando lesioni dalle quali era derivata, dopo circa due mesi, la morte.

Veniva quindi avviato un procedimento penale nei confronti del datore di lavoro.

In primo grado il Tribunale riteneva il datore di lavoro responsabile di omicidio colposo, nonché di omessa formazione e informazione circa i rischi connessi alla lavorazione.

La Corte d’Appello, cui si rivolgeva il datore di lavoro, escludeva il primo addebito, confermando però la responsabilità del datore in punto di omessa formazione, per violazione dell’art. 37 Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro.

Il datore di lavoro proponeva ricorso per cassazione sostenendo, oltre alla sussistenza di un comportamento esorbitante, eccentrico ed eccezionale del lavoratore tale da interrompere il nesso causale, altresì l’assenza di una sua responsabilità per omessa formazione del lavoratore, considerato il profilo professionale e l’esperienza dello stesso, maturata sul campo.

La Cassazione rigettava il ricorso, rilevando l’assenza di una formazione del lavoratore e la sua irrilevante esperienza maturata sul campo, facendo peraltro rilevare che “in tema di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, l’attività di formazione del lavoratore, alla quale è tenuto il datore di lavoro, non è esclusa dal personale bagaglio di conoscenza del lavoratore, formatosi per effetto di una lunga esperienza operativa, o per il travaso di conoscenza che comunemente si realizza nella collaborazione tra lavoratori, anche posti in relazione gerarchica tra di loro”.

Data di pubblicazione
8.10.2022
Argomento trattato

Iscrizione Newsletter

Share