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Negligente operato del commercialista: è risarcibile anche il maggior onere fiscale

Tribunale di Napoli, Sez. VIII Civile, sentenza n. 2603 del 5 marzo 2024

Il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 2603 del 5 marzo 2024, ha stabilito che il risarcimento del danno per responsabilità professionale del commercialista per l’invio di erronea dichiarazione dei redditi deve ricomprendere tutte quelle somme che l’Agenzia delle Entrate non avrebbe richiesto, ivi inclusa le maggiori imposte, qualora la dichiarazione dei redditi fosse stata correttamente trasmessa.

Nella vicenda in oggetto, una libera professionista che si occupava di organizzazione di eventi, difesa dallo Studio Legale Lupi & Associati, conveniva in giudizio il proprio commercialista, per accertarne la responsabilità professionale e vederlo condannare al pagamento della somma di circa euro 33.000,00 a titolo di risarcimento del danno.

In particolare, parte attrice prospettava che nell’anno 2014 aveva conferito incarico professionale, verbale e a distanza, al commercialista, al fine di gestire alcuni adempimenti fiscali connessi alla propria attività professionale ed in particolare: la redazione e la presentazione delle dichiarazioni fiscali relative ai redditi per l’anno 2014.

Su tale conferimento di incarico, il commercialista aveva provveduto a predisporre e a trasmettere per conto della contribuente il modello Unico Persone Fisiche 2015, ai fini delle imposte sui redditi e dell’IVA, per il periodo d’imposta relativo all’anno 2014, con l’adeguamento dei compensi dichiarati per l’attività svolta a quelli presunti di cui agli Studi di Settore. Ciò nonostante, il commercialista aveva comunicato alla propria cliente gli importi dovuti a titolo di imposta calcolati senza tale adeguamento.

A causa di tale errore, nel 2017 e nel 2018 l’Agenzia delle Entrate aveva notificato alla cliente due avvisi di pagamento nell’ambito dei quali si informava la contribuente che, a seguito dei controlli automatizzati relativi all’anno 2014, risultava una differenza a debito di circa 33.000 euro per contributi previdenziali, IRPEF, addizionale regionale e comunale, imposta sostitutiva sull’adeguamento allo studio di settore, iva e IRAP non versati.

Il commercialista si costituiva in giudizio chiedendo di essere autorizzato alla chiamata in causa dell’assicurazione ed eccependo la insussistenza della propria responsabilità. In ogni caso, poi, il commercialista sosteneva che, nell’ipotesi in cui fosse accertata la propria responsabilità, il risarcimento del danno avrebbe comunque dovuto limitarsi alle sole sanzioni, non potendosi fare il commercialista carico delle maggiori imposte e contributi.

Il CTU, nominato nell’ambito del procedimento, affermava nella propria relazione peritale che “Alla luce di quanto sopra esposto, si può ritenere che gli importi riportati nelle cartelle sopra descritte ed imputati a carico della parte attrice, per un importo complessivo di euro 33.295,68 (2.026,58+31.269,10), non sarebbero stati dovuti qualora: a) la dichiarazione dei redditi iniziale fosse stata trasmessa senza adeguamento agli studi di settore; b) la dichiarazione integrativa fosse stata trasmessa correttamente secondo le istruzioni e le disposizioni impartite dall’Agenzia delle Entrate e dalla normativa vigente”.

Tale pertanto, secondo il Giudice, era il danno patito dalla cliente e che, quindi, doveva essere risarcito dal commercialista.

Data di pubblicazione
8.03.2024
Argomento trattato
Contenzioso e Arbitrato

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