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Nel contratto di fideiussione, i requisiti soggettivi per l’applicazione della disciplina codicistica devono valutarsi con riferimento alle parti di esso

Con sentenza n. 12286/2024 del 7 maggio 2024 la Cassazione, in tema di fideiussione, ha statuito che il fideiussore persona finisca, nel caso in cui stipuli il contratto di garanzia in favore di una società e abbia finalità estranee alla stessa, deve ritenersi consumatore e non professionista, anche se a sua volta svolge una o più attività professionali, in quanto i requisiti soggettivi per l’applicazione della disciplina consumeristica devono essere valutati con riferimento alle parti di esso, senza considerare il contratto principale.

La vicenda trae origine dal giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo promosso dai fideiussori di una società nei confronti di un istituto di credito.

Gli opponenti, in particolare, contestavano la sussistenza e l’entità del credito azionato in via monitoria posto che la clausola solve et repete prevista era invalida, dovendosi gli opponenti, genitori del legale rappresentate della società, qualificare consumatori e non come professionisti.

Le doglianze dei fideiussori venivano rigettate sia dal Tribunale che dalla Corte di Appello.

I fideiussori proponevano ricorso per Cassazione adducendo che la decisione della Corte di Appello fosse errata, poiché quest’ultima aveva erroneamente qualificato i fideiussori come professionisti anziché come consumatori in violazione del consolidato principio della CGUE che esclude che la qualità di professionista del fideiussore possa essere affermata sulla base della qualità rivestita dal debitore garantito.

La Corte di Cassazione, richiamando un precedente principio delle Sezioni Unite (ordinanza n. 5868/2023), ha accolto le doglianze dei fideiussori, chiarendo che, “nel contratto di fideiussione, i requisiti soggettivi per l’applicazione della disciplina consumeristica devono essere valutati con riferimento alle parti di esso, senza considerare il contratto principale, come affermato dalla giurisprudenza unionale (CGUE, 19 novembre 2015, in causa C-74/15, Tarcau, e 14 settembre 2016, in causa C-534/15, Dumitras), dovendo pertanto ritenersi consumatore il fideiussore persona fisica che, pur svolgendo una propria attività professionale (o anche più attività professionali), stipuli il contratto di garanzia per finalità estranee alla stessa, nel senso che la prestazione della fideiussione non deve costituire atto espressivo di tale attività, né essere strettamente funzionale al suo svolgimento (cd. atti strumentali in senso proprio).”

In conclusione, quindi, a detta dei giudici di legittimità, la Corte d’appello, aveva di fatto disatteso il principio espresso dalla CGUE affermando tout court il coinvolgimento dei fideiussori nell’attività imprenditoriale svolta dalla società.

Data di pubblicazione
14.06.2024

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