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Notifica telematica a “casella piena”: la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 32287 del 21 novembre 2023, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione relativa alle condizioni di validità delle notifiche telematiche inviate a destinatari aventi la casella di posta elettronica certificata “piena”.

Nella vicenda in oggetto, una società immobiliare si vedeva notificare un decreto ingiuntivo per il pagamento, a titolo risarcitorio, di Euro 20.000,00 oltre accessori. A seguito del pagamento di Euro 8.000,00 da parte della società immobiliare, a quest’ultima veniva notificato atto di precetto con il quale le veniva intimato il pagamento della somma residua di Euro 15.032,15 in favore di due creditori (marito e moglie).

La società proponeva opposizione ex art 615 c.p.c., comma 1, deducendo di aver versato ulteriori Euro 3.500,00 anch’essi da decurtare, e negando la legittimazione attiva dei creditori in relazione al credito spettante ad uno solo dei due, non sussistendo la solidarietà attiva, con conseguente erroneo computo degli interessi.

Il Tribunale di Roma, con sentenza, accoglieva parzialmente l’opposizione della società ritenendo illegittimo l’atto di precetto sia in relazione alla quota parte di interessi riferibili al credito rinunciato, sia in relazione alla carente legittimazione di uno dei due creditori.

I creditori proponevano appello insistendo nell’accoglimento delle loro pretese, tuttavia, la Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 28 ottobre 2021, dichiarava la carenza di legittimazione ad impugnare la sentenza di primo grado e confermava integralmente quest’ultima.

Con ricorso notificato in data 24 gennaio 2022, i creditori impugnavano la sentenza della Corte d’Appello.

La società immobiliare, con il controricorso, eccepiva la non tempestività dell’impugnazione in ragione del fatto che la sentenza era stata notificata ai creditori a mezzo PEC in data 31 ottobre 2021, ai fini della decorrenza del termine breve ex art. 326 c.p.c.

Tuttavia, la notifica telematica aveva presentato il seguente errore “errore 5.2.2 – InfoCert Spa – casella piena. Il messaggio è stato rifiutato dal sistema”.

Secondo la società immobiliare, dunque, la notifica si era perfezionata in data 31 ottobre 2021, anche se il messaggio di posta non era stato recapitato al destinatario a causa della sua negligenza.

La Suprema Corte, analizzando gli scritti difensivi, rilevava, sul tema della notifica a mezzo PEC, restituita dal sistema con messaggio di mancata consegna per “casella piena”, orientamenti non univoci.

Un primo orientamento sostiene che la notificazione di un atto eseguita ad un soggetto, obbligato per legge a munirsi di un indirizzo PEC, si ritiene perfezionata con la ricevuta con cui l’operatore certifica che la casella del destinatario è “piena”, equiparabile alla ricevuta di avvenuta consegna, per inadeguata gestione dello spazio per la ricezione di nuovi messaggi.

Un secondo e contrario orientamento, invece, sostiene che, in caso di notificazione a mezzo PEC del ricorso per cassazione non andata a buon fine per causa imputabile al destinatario, il notificante abbia l’onere di ripetere la notifica presso il domiciliatario fisico, non ritenendosi perfezionata con la modalità telematica.

Dati i due differenti, e totalmente opposti, orientamenti della giurisprudenza, la Corte Suprema ha rimesso la decisione alla Sezione Unite della Corte di Cassazione, evidenziando che “sul tema, nell’attualità, sia pure in esito al crescente approfondimento della materia indotto dall’evoluzione del sistema normativo, la giurisprudenza della Corte non possa dirsi univoca e che, comunque, la tematica delle condizioni di validità e delle conseguenze della notifica telematica non completata per “casella piena” del destinatario integra una questione di massima di particolare importanza, involgendo i presupposti stessi del funzionamento delle modalità di notificazione coi nuovi e generalizzati strumenti tecnologici in ogni ambito processuale: ciò che ne individua quale sede naturale per la disamina le Sezioni Unite di questa Corte, come del resto pure ritenuto dal Procuratore Generale”.

Data di pubblicazione
12.01.2024
Argomento trattato
Contenzioso e Arbitrato

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