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Ordini sospetti e applicazione di scontistiche vietate dalla mandante: legittimo il recesso per giusta causa dal contratto di agenzia

(Trib. Pisa, Sez. Lav., sent. n. 305 del 24 giugno 2024).

Il Tribunale di Pisa, con la sentenza n. 305 del 24 giugno 2024, ha riconosciuto legittimo il recesso per giusta causa intimato dalla società mandante nei confronti di un suo agente, per avere quest’ultimo applicato scontistiche vietate ed effettuato ordini sospetti, in aperta violazione delle linee guida rese dalla società.

Nel caso in esame, una società farmaceutica, difesa dallo Studio Legale Lupi & Associati di Milano, comunicava all’agente il recesso per giusta causa dal contratto di agenzia, per avere questi disatteso le indicazioni della mandante in merito alla politica aziendale dei prezzi e sconti applicabili alle farmacie clienti, al precipuo fine di consentire a sé e ad altri un ingiusto profitto a danno della stessa.

L’agente impugnava il recesso davanti al Tribunale di Pisa, contestando la sussistenza della giusta causa e sostenendo che i comportamenti scorretti non avrebbero potuto ritenersi a lui imputabili, stante l’impossibilità di rinegoziare le condizioni commerciali sino ad allora riservata alla clientela farmaceutica della sua zona, nonché la mancanza del potere di rappresentanza nella conclusione dei contratti di fornitura.

Sulla scorta di tali argomentazioni, l’agente chiedeva la condanna della società al pagamento dell’indennità sostitutiva del preavviso, del FIRR, dell’indennità suppletiva di clientela, dell’indennità meritocratica, oltre al risarcimento dei danni.

La Società si costituiva in giudizio contestando la difesa avversaria e dimostrando come l’agente avesse apertamente violato le linee guida aziendali volte a contrastare il c.d. fenomeno Dorian (così denominato nell’azienda resistente), consistente nella pratica attuata da talune farmacie di acquistare dagli agenti i prodotti in quantità sproporzionate rispetto al loro effettivo fabbisogno, approfittando delle migliori condizioni economiche a loro riservate, al fine poi di rivenderli ai grossisti in favore dei quali l’azienda farmaceutica avrebbe riservato una minore percentuale di sconto.

Infatti, la società, proprio al fine di arginare tale fenomeno volto a “sporcare il mercato”, aveva imposto l’obbligo, quale regola inderogabile per gli agenti, di ricevere specifica autorizzazione dalla società prima di poter procedere all’evasione di un ordine da parte di una farmacia cliente “sospetta”.

Oltre a tale condotta, la società contestava all’agente di aver altresì applicato a determinate farmacie percentuali di sconto superiori a quelle consentite.

Il Tribunale di Pisa, dopo aver ricordato il principio di diritto secondo il quale il recesso per giusta causa è applicabile anche al contratto di agenzia nel quale occorre tener conto, per la valutazione della gravità della condotta, che il rapporto di fiducia assume maggiore intensità rispetto al rapporto di lavoro subordinato, rigettava il ricorso, riconoscendo la sussistenza della giusta causa di recesso.

Più specificatamente, il Tribunale dichiarava irrilevante l’eccezione del ricorrente circa la mancanza del potere di rappresentanza, constatando come l’agente avesse consapevolmente violato le disposizioni aziendali allo scopo di aggirare il sistema e consentire a sé e ad altri un ingiusto profitto a danno della società mandante, così ledendo definitivamente il vincolo fiduciario tra le parti.

Data di pubblicazione
3.07.2024

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