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Pubblicità di integratori alimentari: necessaria l’autorizzazione dell’EFSA per claim salutistici

L’ Istituto dell’ Autodisciplina Pubblicitaria è tornato nuovamente sul tema della pubblicità degli integratori alimentari, individuando ulteriori punti cardine circa l’individuazione di quegli aspetti idonei a determinare l’illiceità di una pubblicità del prodotto, poiché contraria agli artt. 2 e 23 bis del Codice di Autodisciplina.

Più precisamente, l’art. 2 prevede la c.d. “Comunicazione commerciale ingannevole” e stabilisce il divieto per la comunicazione commerciale di indurre in errore i consumatori riguardo alle caratteristiche e gli effetti del prodotto, il prezzo, la gratuità, le condizioni di vendita, la diffusione, l’identità delle persone rappresentate, i premi o riconoscimenti.

L’art. 23 bis si focalizza in particolar modo sugli integratori alimentari e sui prodotti dietetici, stabilendo che la comunicazione commerciale relativa ad essi non può vantare proprietà non conformi alle particolari caratteristiche dei prodotti, ovvero proprietà che non siano realmente possedute dai prodotti stessi.

Nella pronuncia n. 16/2023, lo IAP ha avuto modo di tornare di nuovo sulla comunicazione commerciale in materia di integratori alimentari, focalizzando la propria attenzione sul rapporto tra i c.d. claim salutistici (indicazioni sulla salute che affermano, suggeriscono o sottintendono l’esistenza di un rapporto tra una categoria di alimenti, un alimento o uno dei suoi componenti e la salute) e la comunicazione commerciale di integratori alimentari.

Più precisamente, il Comitato di controllo ha contestato un messaggio pubblicitario relativo ad un prodotto classificabile quale integratore alimentare, poiché i contenuti dello stesso sarebbero stati idonei a fuorviare i consumatori circa le reali caratteristiche del prodotto. In particolare, al prodotto in parola sarebbero state attribuite le proprietà di “mantenere i fisiologici livelli di grassi e zuccheri nel sangue e regolare la pressione” e di essere in grado di concorrere “a mantenere i fisiologici livelli di grassi nel sangue, riducendo al contempo la progressione della glicemia e della ipertensione”.

Ad avviso del Comitato di Controllo, tali messaggi pubblicitari non avrebbero trovato idonea giustificazione nelle componenti del prodotto e inoltre avrebbero lasciato intendere un’efficacia farmacologica.

Pertanto, il Comitato di Controllo emetteva un provvedimento di desistenza dall’utilizzare tali contenuti pubblicitari nei confronti della Società produttrice del prodotto.

La Società ha adito il Giurì, sostenendo di contro che le componenti del prodotto fossero del tutto idonee a consentire il raggiungimento dei risultati sponsorizzati e dunque le dichiarazioni oggetto del messaggio non avrebbero potuto dirsi in alcun modo idonee a indurre in errore i consumatori, poiché la comunicazione pubblicitaria  non solo non omettereva informazioni rilevanti, ma neppure risultava contenere ambiguità e/o esagerazioni in relazione al prodotto, alle sue caratteristiche e ai suoi effetti.

Il Giurì ha ritenuto fondate le deduzioni del Comitato di Controllo.

In particolar modo, il Giurì si è soffermato sull’affermazione  “concorre a mantenere i fisiologici livelli di grassi nel sangue, riducendo al contempo la progressione della glicemia e della ipertensione”, ritenendola del tutto idonea ad ingenerare nei consumatori l’idea che il prodotto in questione avesse un’azione farmacologica, ossia  di controllo o riduzione di parametri alterati, “da considerassi esorbitante rispetto alle reali prorpietà ascrivibili al tipo di prodotto (un integratore alimentare) pubblicizzato. E lo stesso può rilevarsi con riguardo all’ulteriore frase secondo cui “un solo integratore che ti aiuta a …regolare la pressione”.

Inoltre, il Giurì ha individuato nei messaggi di cui sopra dei veri e propri claim salutistici.  Sul punto, il Giurì ha colto l’occasione per evidenziare che, ove dei claim salutistici siano contenuti nella pubblicità di integratori alimentari “l’onere di dimostrarne la verità, di per sé gravante sull’inserzionista sulla base dell’art. 6 Codice di Autodisciplina, non può reputarsi assolto se non con la prova della approvazione degli stessi da parte dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare” , essendo a quest’ultima devoluta (dal Regolamento CE 1924/2006 e dunque) dall’ordinamento euro-unitario – cui il Sistema autodisciplinare non può non conformarsi, pur nella sua autonomia – la verifica della loro attendibilità ed innocuità sulla base di una valutazione scientifica del più alto livello possibile, o quanto meno del loro inserimento nell’elenco comunitario dei claim consentiti (cfr. pronuncia n. 18/2021; nonché pronuncia n. 10/2019)”.

Nel caso in esame, la Società non aveva prodotto alcun elemento a riprova di tale circostanza.

Pertanto, il Giurì ha concluso per l’impossibilità di provare la corrispondenza del messaggio pubblicitario e alle reali proprietà del prodotto, con conseguente ordine di cessazione dello spot pubblicitario, poiché in violazione degli artt. 2 e 23 bis del Codice di Autodisciplina.

Data di pubblicazione
11.12.2023

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