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Requisiti di validità ed efficacia del patto di prova e legittimità del recesso datoriale.

Il Tribunale di Busto Arsizio, con la sentenza n. 326 del 17 ottobre 2023, si è espresso in merito ai requisiti di validità ed efficacia del patto di prova.

Nel caso in esame, un lavoratore ha contestato la legittimità del recesso per mancato superamento del periodo di prova esercitato dalla datrice di lavoro.

In particolare, il lavoratore lamentava la sussistenza di vizi c.d. genetici, non contenendo il patto di prova l’esatta e puntuale indicazione delle mansioni, nemmeno per relationem alle declaratorie del contratto collettivo, e di vizi c.d. funzionali, non essendogli stato consentito l’esperimento della prova, perché adibito a mansioni diverse da quelle indicate nel patto.

La società, difesa dallo Studio Legale Lupi & Associati, si è costituita in giudizio eccependo l’infondatezza del ricorso e chiedendo la conferma della risoluzione del rapporto di lavoro per mancato superamento del periodo di prova.

In via preliminare, la Società ha evidenziato un vizio logico-giuridico della tesi del ricorrente, rilevando che, affinché il patto di prova possa dirsi nullo per mancato esperimento della prova, è necessario che lo stesso sia valido ed efficace, almeno dal punto di vista formale. Ciò significa che si deve dare come presupposto che il patto contenga una specifica indicazione delle mansioni, poiché in caso contrario non potrebbe contestarsi il mancato esperimento delle stesse.

Nel merito, rispetto alla censura circa la sussistenza del vizio c.d. genetico, la società ha rilevato che il contratto di lavoro indicava espressamente la qualifica, la categoria e il ruolo assegnato al lavoratore: in particolare, la società non si era limitata a rinviare per relationem alla declaratoria del CCNL con riferimento al livello di inquadramento generale, ma aveva, altresì, richiamato specificamente la nozione classificatoria più dettagliata.

La Società, in aggiunta a ciò, ha richiamato il principio di diritto per cui: “è corretto il richiamo, ai fini dell’interpretazione del contratto, ad altri elementi extratestuali ricavabili dalla condotta delle parti, quali il progressivo bagaglio lavorativo esplicitato nel curriculum, ritenuto consentito dalla giurisprudenza di legittimità anche con riferimento al patto di prova”, al fine di evidenziare come il ricorrente avesse piena conoscenza delle mansioni assegnategli, in quanto facenti parte del suo bagaglio lavorativo, come dallo stesso ricorrente indicato nel Curriculum Vitae consegnato alla società in fase di selezione del personale.

Rispetto alla censura sulla sussistenza del vizio c.d. funzionale, la convenuta si è difesa producendo i dati inseriti dal ricorrente stesso sul gestionale in uso alla società, dai quali emergeva che l’attività contrattualmente prevista fosse stata effettivamente svolta dal lavoratore.

Il Tribunale di Busto Arsizio ha rigettato il ricorso del lavoratore ritenendolo infondato e ha confermato la legittimità del recesso datoriale per mancato superamento del patto di prova, da ritenersi pienamente valido ed efficace.

File correlati:
Trib.-di-Busto-Arsizio–Sez.-Lav.–Sent.-n.-326-del-17-ottobre-2023

Data di pubblicazione
18.10.2023
Argomento trattato
Compliance

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