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Tribunale di Padova, sentenza n. 3310 del 31 ottobre 2014

Manca una definizione legislativa del contratto di factoring, limitandosi l’art. 1 della legge 21.2.91 n. 52 ad individuare quali presupposti della sua operatività il fatto che la cessione di crediti pecuniari verso corrispettivo sorti da contratti stipulati dal cedente nell’esercizio dell’impresa sia posta in essere da un imprenditore nella veste di cedente e da una banca ovvero da un intermediario finanziario”.

La qualificazione giuridica del factoring, nel suo momento genetico originario e nello sviluppo attuativo del rapporto che da esso trae origine, bel lungi dal potersi inquadrare in un mandato, si traduce in una pluralità di negozi traslative della titolarità dei crediti, in forza dei quali il factor assume la legittimazione ad esigerne e riceverne l’adempimento iure proprio e non per conto di altri, venendo a costituire i versamenti da lui effettuati al cedente atti di pagamento parziale anticipato del corrispettivo delle cessione cosicché, al momento della riscossione del credito ceduto, il factor non assume una duplice posizione di debitore della restituzione dell’ammontare incassato e di creditore di quanto anticipatamente erogato, bensì di mero debitore verso il cedente del saldo del corrispettivo tra il presso della cessione e l’anticipazione effettuata al netto dei costi gravanti sul cedente, di guisa che non si configura neppure una compensazione in senso giuridico”.

File correlati:

Tribunale-di-Padova–sentenza-n.-3310-del-31-ottobre-2014

Data di pubblicazione
19.12.2014
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